Rodolfo Toè
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26 Marzo Mar 2013 1413 26 marzo 2013

Slovenia, la morsa si stringe tra "Casta" e spettro bailout

Mentre il nuovo governo di Alenka Bratušek, insediatosi la scorsa settimana, è chiamato a salvare il Paese nel corso degli ennesimi 'mesi decisivi' per evitare il bailout, un rapporto accusa gli istituti più indebitati di Slovenia: ingenti perdite nel settore sarebbero state create attraverso una 'rete di relazioni' tra élite politiche e finanziarie.

Non sarà la Casta, anzi la 'Ka$ta', che riempie gli incubi di Grillini e di dietrologi 'à la Travaglio', ma poco di manca. Secondo un rapporto, pubblicato circa una decina di giorni fa dalla Commissione anti-corruzione slovena, le maggiori banche del Paese avrebbero elargito, nel corso del decennio appena trascorso, enormi crediti (oggi divenuti 'tossici', o 'non performanti') in base a rapporti politici e personali, nel contesto di una diffusa atmosfera di corruzione politica strutturale.

I maggiori istituti di credito sloveni, oggi, sono ancora gestiti dal governo. Il rapporto inchioda alle proprie responsabilità le due principali banche slovene, la Nova Ljubljanska Banka (NLB) e la Nova Kreditna Banka Maribor (NKBM), che oggi risulterebbero esposte per circa tre miliardi di euro. Nel rapporto, riportato dall'agenzia ANSA, la commissione sostiene che "le principali banche del Paese hanno molto spesso concesso crediti in base a rapporti politici e privati, ignorando i criteri professionali e senza avere le garanzie necessarie, mentre persone fisiche e imprese senza contatti nel mondo politico non potevano ottenere simili finanziamenti".

Il sospetto è che i massimi dirigenti delle due banche abbiano fatto pressione e mobbing su dirigenti delle filiali e altre persone responsabili affinché acconsentissero alla concessione di prestiti rischiosi e scoperti, "violando i codici etici e consapevolmente infranto una serie di leggi per proteggere interessi personali e politici". La stessa Banca Centrale, consapevole di come i crediti inesigibili stessero cominciando a crescere, avrebbe chiuso gli occhi di fronte a queste irregolarità, come pure di fronte al fatto che in quei consigli di amministrazione sedessero "persone non qualificate, scelte sulla base di criteri politici, in alcuni casi indagate dalla magistratura".

Per il Presidente della Commissione, Goran Klemencic, dietro a questa rete di clientelismi e corruzione ci sarebbero nientemeno che "le eminenze grigie" della finanza slovena. "Finanzieri, politici e uomini d'affari che beneficiano del fatto di conoscersi bene e di essere a stretto contatto l'uno con l'altro", spiega Urban Vehovar, consulente esterno della commissione.

'La Slovenia non è Cipro'

Ljubljana deve far fronte da mesi agli ingenti debiti del settore bancario e al rallentamento della propria economia, così come alle proteste di massa che a partire da fine novembre hanno duramente contestato l'esecutivo Janša, oggi sostituito da Alenka Bratušek e dal suo nuovo governo, guidato dal partito 'Slovenia Positiva'. Negli ultimi giorni, spinti dalle notizie che arrivavano da Cipro, in molti hanno speculato sulla possibilità che la Slovenia possa essere la prossima sulla lista di un possibile bailout.

'La Slovenia non è Cipro', ha recentemente dichiarato il Presidente della Banca Centrale, Marko Kranjec, nonostante i 7 miliardi di euro di debiti del settore bancario: "la dimensione del settore bancario cipriota è di otto volte il PIL dell'isola, una condizione che non può verificarsi in Slovenia". In più, sempre secondo la Banca Centrale, i depositi nelle banche negli ultimi mesi sarebbero aumentati. Un segnale incoraggiante, secondo la massima istituzione finanziaria del Paese.

Niente panico, quindi. O per lo meno, non ancora. Ciò non toglie che il nuovo esecutivo guidato da Bratušek dovrà lavorare in fretta per migliorare la situazione dei conti sloveni. Tra le soluzioni che potrebbero essere ritenute più plausibili, di sicuro potrebbero esserci nuove privatizzazioni: il governo potrebbe pensare di cedere Telekom Slovenija, Triglav, (un'importante compagnia assicurativa che detiene un terzo del mercato nel Paese) e Petrol, azienda pubblica dell'energia.

Nel frattempo, le proteste cominciano a conoscere un primo riflusso dopo mesi di manifestazioni nelle principali città slovene. Chi prima scendeva in piazza ora attende di vedere cosa sarà capace di fare Alenka. Per gli elementi più disincantati della 'insurrezione popolare slovena' questo fa parte di un piano prestabilito: cambiare persone al governo per spezzare le reni alla protesta: "questo governo non servirà a risolvere la situazione", secondo i portavoce della Delavsko-punkerska univerza (l'Università dei Punk e dei Lavoratori), uno dei gruppi più solerti nell'organizzare le proteste: "la Bratušek rappresenta ciò di cui avevamo più paura, una specie di Janša-dopo-Janša. Nella sua coalizione, tre dei cinque partiti che la sostengono facevano parte del precedente esecutivo. Continueremo con le stesse politiche di prima, con le privatizzazioni, con la creazione della bad bank e con l'austerità".

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