Asia Files
26 Marzo Mar 2013 1935 26 marzo 2013

Traffico di animali, la vera "crisi" d'Asia

Se in Europa la crisi è del debito sovrano, in Asia è di tutt'altra natura. Qui, la crisi riguarda gli animali.

Cina, Thailandia e Vietnam sono alcuni degli snodi di una tratta che unisce le due sponde del Terzo mondo, Africa e Asia. Proprio a Bangkok, qualche settimana fa, si è tenuta la Convention sul traffico internazionale delle specie animali e vegetali a rishio estinzione (Cites, in inglese) con lo scopo di rafforzare, con la supervisione delle Nazioni Unite, la cooperazione tra i due continenti contro il contrabbando di specie naturali protette.

«Abbiamo bisogno di uno sforzo internazionale coordinato, e di una migliore cooperazione», ha affermato ad Al Jazeera, proprio durante la 12 giorni del Cites, Steven Brod, direttore esecutivo di Traffic, un network di monitoraggio sul traffico illegale di animali. Brod ha sottolineato come la Thailandia, che quest'anno ha ospitato il Cites nella sua capitale Bangkok, sia uno dei centri di smistamento di speci animali a rischio o loro prodotti derivati, in particolare dell'avorio proveniente dall'Africa.

Il numero di elefanti della foresta africani si è ridotto di due terzi negli ultimi 10 anni e ogni anno, scriveva qualche giorno fa il Guardian, continuano a morirne 25 mila esemplari. Per colpa soprattutto dei bracconieri che procurano materia prima al traffico di avorio.

Destinazione prediletta la Cina, ad oggi il mercato più grande per l' “oro bianco”. Con la Thailandia che fa da vera e propria officina di lavorazione dei monili d'avorio diretti Oltre Muraglia. Brod ha così invitato il governo di Yingluck Shinawatra a collaborare con gli altri Paesi del tavolo a 178 di Cites per porre un freno al giro d'affari illegale.

A conclusione del Cites, Shinawatra ha promesso che farà di tutto per mettere fine al traffico illegale di avorio. «Gli elefanti sono molto importanti per la cultura thai - ha spiegato il primo ministro - lavoreremo per modificare la legislazione nazionale per proteggere gli elefanti selvaggi e d'allevamento thailandesi e africani».

Di mezzo non ci sono però solo gli elefanti. Il traffico di specie protette riguarda infatti anche i grandi felini, i rettili e i primati.

Soprattutto questi ultimi – scimpanzé, orangutan, gorilla e bonobo – stanno lentamente scomparendo dai loro habitat naturali per finire in zoo, parchi divertimento, circhi itineranti. Lo dice un rapporto delle Nazioni unite che fornisce anche i numeri del disastro: 22 mila specie di grandi primati sono stati commerciati illegalmente tra il 2004 e il 2011. E conclude. In Asia, gorilla e scimpanzé finiscono nei parchi divertimenti – soprattutto in Cina – o ancora vengono addestrati per combattimenti clandestini, come in Thailandia e Cambogia. Gli orangutan, unica specie di grande scimmia asiatica, sono vittime della deforestazione e, conclude il rapporto, potrebbero scomparire entro il 2030.

«Sappiamo che non abbiamo a che fare con un caso di urgenza, abbiamo un caso di proporzioni critiche», ha specificato ancora ad Al Jazeera Achim Steiner direttore esecutivo del Programma ambientale delle Nazioni unite. «Il traffico di specie naturali a rischio ha un valore di un miliardo di dollari, pari a quello di droga e armi».

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