Kaleidoscopio
28 Marzo Mar 2013 2053 28 marzo 2013

In media res


Lo ammetto. Non so niente di comunicazione. Non ho mai studiato, neanche per sbaglio, un corso di questa disciplina importantissima. Non l’ho fatto, nonostante abbia diretto la redazione Giornalismo di una piccola webtv universitaria e nonostante inizi a scrivere per questo giornale prestigioso. Ma una cosa la so. E per questo ringrazio la mia prof. del liceo. Conosco la parola “media”: II declinazione, plurale neutro di medium, ossia mezzo. Conoscendo l’etimologia, desumo che i media non siano altro che mezzi, ossia strumenti, attraverso i quali un emittente fa giungere un messaggio ad un destinatario. Il concetto mi sembra semplice e lineare. E, sono sicuro, Jakobson non mi contradirebbe.


I mass media nell’accezione tradizionale erano strumenti potentissimi: avevano un ruolo di gatekeeper nella selezione delle informazioni e, attraverso il loro filtro, riuscivano a formare l’opinione pubblica di riferimento. Avevano, dunque, un ruolo pivotale soprattutto in termini di gestione del consenso elettorale. Quindi, considerando i loro effetti, i media più che “mezzi”, sono sempre stati “fini”, ossia strumenti volti alla propaganda politica. McLuhan giustificherebbe il tutto dicendo che “il medium è il messaggio”.


Oggi, tuttavia, con l’avvento del web, le barriere all’entrata nell’industria dell’editoria sono venute meno. Chiunque può fare informazione, con una pagina facebook, un tweet sporadico o una telecamerina. Il vantaggio del web è che la comunicazione non è più uno a molti, ma molti a molti. Chiunque, infatti, può contraddire quanto detto da un altro, fosse anche un autorevole politologo, facendo riferimento a fonti diverse e iniziando dispute infinite su concetti basilari: i commenti sotto i post o i video di Youtube ne sono la riprova. In virtù di questo, il web si fregia di essere l’unica piattaforma totalmente scevra da condizionamenti politici e, dunque, l’unica piattaforma legittimata a fare davvero informazione. Ma è proprio così?


In un mondo che corre veloce come il nostro, in cui nessuno ha davvero tempo di analizzare le fonti delle diverse notizie, in un mondo in cui nessuno ha il tempo di fare un fact-checking oggettivo di quanto detto, informarsi è davvero diventato un “mestiere” oneroso, tanto più in un marasma come quello attuale in cui i motori di ricerca hanno un potere esorbitante nella selezione delle informazioni. Dunque, per evitare che il “fine –la propaganda politica- giustifichi il mezzo – l’esistenza del mezzo comunicativo-”, come è stato in passato, e per evitare che “il mezzo – ossia il web - giustifichi il fine – la vera informazione -”, su questa pagina mi sforzerò di dare ai miei venticinque lettori solo un’informazione qualificata, di prima mano, di presa diretta sul campo, cosciente e discente di quello che dice. Un’informazione che è ricerca, analisi, indipendenza, contraddittorio, autonomia di giudizio. Un’informazione che è inchiesta. Un’informazione che è mezzo e mai fine.

Buon Kaleidoscopio a tutti!


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