La Nota Politica dei Ventenni
28 Marzo Mar 2013 1449 28 marzo 2013

Lo scacco matto del Re

Da giorni i dirigenti del Partito Democratico provano a spiegare, ai commentatori politici e ai cittadini – due categorie sempre meno nette di questi tempi – la loro strana strategia. Incomprensibile per molti; quasi un accanimento terapeutico per gli altri. E’ difficile farsi comprendere in questi ore di incertezza politica ed istituzionale, quasi quanto per noi capire. E capirli.

Ci ha abituato, questo Pd targato Bersani, ad una costante riflessione. Quella di chi, interessandosi alle cose della politica, non capisce proprio dove voglia andare il maggiore partito di centro-sinistra, rimasto minoranza anche dopo la tornata elettorale.
Anche adesso, nell’estrema incertezza di un puzzle politico che non riesce a comporsi, trovare una logica, un filo rosso tenuto e seguito saldamente nella strategia del segretario democratico, appare arduo.

L’unica certezza sembra essere l’ostinazione, la pervicacia di un’insistenza, comprensibile umanamente, ma non più politicamente. Quella di chi a tutti i costi non accetta di essere scalzato, ora che ce l’ha fatta. Quella di chi vuole che il numero riesca, non avendo però né cilindro né conigli da tirar fuori. Quella di chi, da minoranza nel Paese e in parlamento, ha la presunzione di interpretare i desideri e le esigenze della maggioranza, senza trovare con essa accordi o intese.

Una prova di forza, che si concluderà con una certa sconfitta. I greci definivano ubris la tracotante supponenza dell’uomo che aspirava a raggiungere obiettivi impossibili, perché oltre le proprie possibilità.

D’altronde, è stata l’arroganza la nota distintiva di queste ultime consultazioni, l’arrocamento intellettuale e politico, che non porterà ad alcuna soluzione. Lo testimonia l’atteggiamento del segretario democrat, tutto teso ad offrire alle altre forze il cambiamento necessario, purchè ne fosse lui e solo lui interprete e nocchiero. Aperto e disponibile nei confronti degli avversari, suoi pari per numero di elettori e peso politico, purchè si piegassero alle sue condizioni.

Nel buio di questi giorni, ancora lontani dal concludersi, l’unica guida sicura non potrà che essere ancora il Presidente Napolitano. Egli ha dovuto, pur conoscendo già il probabile esito fallimentare dell’esplorazione, concedere a Bersani questa possibilità. Lo imponevano le regole della nostra democrazia e il disegno che il Capo dello Stato aveva in mente.

E’ stato lui, in fondo, a dare lo scacco matto. Lui a rendersi artefice, se Bersani dovesse riconoscere l’impraticabilità di formare un governo, della certificazione finale del fallimento politico del segretario. Se quest’ultimo, infatti, dovesse mancare l’obiettivo, Napolitano, come sapeva sin dall’inizio, ancora una volta potrà e dovrà prendere in mano le redini della situazione e sciogliere i fili dell’intricata matassa. Allora, abbandonati i traccheggiamenti e l’impudente ostinazione bersaniana, nulla si frapporrà ad un governo del Presidente. Che sia ad tempus e ad hoc. Ma che comunque sia.

Bersani, che doveva abbandonarla ancora prima di cominciare, ha mosso male le pedine di una partita forse già persa. E’sotto scacco. Lo è sempre stato. Lo scacco matto del Re.

Twitter@enricoferrara1

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