Belfagor
28 Marzo Mar 2013 0956 28 marzo 2013

Troie, puttaniere: il turpiloquio a ruota libera

Sembra che il vento non cambi mai. L'antipolitica ha dominato la scena e non è destinata a cadere da un momento all'altro nel nulla. Il linguaggio dell'antipolitica invece dovrebbe rinnovarsi, trovare il modo per annodare di nuovo un rapporto con il senso, uscire insomma dal nulla in cui sta sprofondando. Perché sarà pure vero che offendere i politici è ormai come respirare, ma non si capisce più se respirare sia un comportamento degno di nota in un mondo fatto di esseri viventi che respirano. E poi il linguaggio non è stato inventato, né è stato soprattutto utilizzato nel corso del tempo, per lanciare invettive. Va bene, anche gli insulti comunicano qualcosa. La volontà di offendere per esempio. Ma alla fine l'espressione esatta a cui si ricorre ha o dovrebbe avere un senso. Ora è proprio vero che tutte le donne parlamentari sono troie? E che quindi sarebbe stato giusto impiantare un bordello dentro le due assemblee? E la qualità che contraddistingue Bersani è quella del puttaniere? Sembrerebbe proprio di no. Così una moda svela la sua intima debolezza. Diventa talmente ovvia che non comunica più nulla se non la volontà di confondersi nella massa.

Se siamo arrivati a questo punto una ragione ci sarà. Stiamo passando dalla democrazia dei partiti alla democrazia del pubblico. Nel nuovo contesto hanno grande importanza le emozioni. Non conta tanto il pensiero quanto il sentimento. La fiducia personale conta più dell'ideologia e si rovescia senza troppe remore in disincanto quando viene meno. Da qui il passaggio all'insulto. Che ha anche un'altra virtù, oltre a quella di farci tutti uguali nel rigetto del male: abolisce la distanza tra noi e il leader, l'insulto maneggiato dal leader lo rende uguale a noi.

Non occorre condurre una indagine demoscopica per sapere che cosa può accadere ora. L'insulto non scomparirà da un giorno all'altro. Una moda non si esaurisce di colpo. Viene abbandonata da quanti capiscono prima degli altri che non procura distinzione o prestigio, anzi ti fa apparire volgare e sguaiato. E poi c'è il fatto che la politica - non i politici, si badi - la politica continua ad avere un senso. Intendendo per politica la policy, le grandi scelte, e non la politics, gli intrighi, gli scambi di basso livello, il chiacchiericcio. Quella che veniva praticata per esempio dal generale de Gaulle, così sprezzante verso la politica dei partiti e verso i politicanti. Quella politica dovrà tornare a occupare la scena, o il nostro paese sarà perduto.

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