Fuoriserie
29 Marzo Mar 2013 1817 29 marzo 2013

Il riscatto televisivo del Bel Paese: arriva la versione italiana di In Treatment

Ci sono le serie che tutti conoscono, di cui tutti parlano. E poi c’è In Treatment. Ci sono le boiate che macinano incredibili ascolti (scusate, ma il mio pensiero vola a Revolution) e poi ci sono i piccoli capolavori di nicchia che ci fanno vedere un lato della Tv completamente diverso.

Attenzione, In Treatment è un prodotto per tutti, il problema è che la maggior parte della gente ancora non lo sa. Fatto sta che tra due giorni inizia la versione italiana (omonima) del serial che ha conquistato l’America dotta e acculturata e che ancor prima, con il nome di Be Tipul, ha fatto follie sulla televisione israeliana.

La versione nostrana vedrà al centro niente meno che Sergio Castellitto, nelle vesti di uno psicoterapeuta di freudiana memoria, alle prese con quattro pazienti ogni settimana. Uno strizzacervelli che, a sua volta, si trasforma in paziente per un giorno alla settimana, parlando dei dilemmi che scuotono la sua anima.

Sergio Castellitto nella versione italiana di In Treatment

In Treatment è stato un esperimento televisivo, uno di quelli che vorremmo vedere più spesso: una serie che sembra guardare più al teatro che non alla televisione, una serie che cancella tutti gli effetti speciali e che si basa su tecniche di ripresa semplici ma efficaci. Una sola location (lo studio dello psichiatra), la telecamera che inquadra prima il dottore e poi pazienti e poco più. Tutto il resto è parole, recitazione, sceneggiatura e mimica del corpo. Non fatevi confondere da quella che potrebbe sembrare noia, non lo è. E’ una delle serie più intime, più riflessive, più coraggiose mai prodotte. E la versione italiana (dal 1 Aprile alle 20.30 su Sky Cinema 1 HD) è per noi un’occasione di riscatto. Noi che di serie TV di valore abbiamo prodotto poco o niente (si salvano solo la simpatica e ironica Boris e la bellissima Romanzo Criminale, in una mare magnum di fiction senza capo né coda e spesso recitate con i piedi). No, non è un pesce d’aprile. In Treatment italiano c’è, è reale, e per una volta ci rende fieri (in ambito televisivo, sia chiaro) del nostro agognato Bel Paese.

Gabriel Byrne nella versione americana di In Treatment

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