Non sopporto le critiche!
29 Marzo Mar 2013 0911 29 marzo 2013

Il Signore del Venerdì: lo shopping di coppia

Secondo la legge dei grandi numeri, ciò che in un piccolo contesto è rappresentato da una certa proporzione, in un grande contesto dovrebbe pressappoco mantenersi secondo la stessa proporzione.
O almeno così pensava, o meglio sperava, l’uomo di coppia.
Se nella loro camera il suo spazio nell’armadio si riduce a mezzo cassetto e uno scomparto, a fronte dei sei ettari circa di proprietà della sua lei, lui sperava che ciò significasse un’identica proporzione nel tempo speso a favore dello shopping.
E invece no. Lo shopping di lei è anche suo. Perché lui e il suo tempo libero, di base, le appartengono.
Se il sabato mattina, mediante telecamere nascoste nelle case di uomini allo stato brado non lavorativo, viene solitamente sfruttato dai conduttori di NatGeo Channel per indagare sull’anello mancante tra uomo e scimmia, la canottiera e le pantofole devono cedere il passo di fronte ad una visione più che chiara: la donna di casa in tacco 12, borsetta sotto braccio e sguardo assatanato, in attesa nervosa, che segue i movimenti dell’uomo di casa come un cane segue il biscotto nella mano del padrone.
“Dai che è tardi, volevo andare a vedere un paio di scarpe”, con tono vagamente simile a quello con cui Hitler chiedeva il parere altrui.
I negozi di abiti femminili in centro sono circa 162. Saranno passati tutti, anche quelli con abiti per bambini, perché “oh quanto mi piacerebbe vestire un bambino, a te no?”. No, in realtà, ma non conta.
Ci sarà il negozietto sconosciuto, quello che di solito racchiude abiti anche appesi al soffitto in quanto copre una superficie di circa 2,4 metri quadri e nella quale, inspiegabilmente, si trovano a loro agio due commesse modaiole alternative che, non si sa come né perché, conoscono la tua lei da anni. Questi negozietti sono molto pericolosi, in quanto contengono, a prezzi inspiegabili, abiti di marche sconosciute all’uomo medio, il quale non potrà obiettare che le stesse cose, su un banchetto di cinesi, susciterebbero disprezzo. Quella è moda, e lui non capisce nulla. Il must saranno i vestitini monocolore, quelli che la mamma di lui faceva in venti minuti per le sue sorelle quando erano piccoli. Ma qui hanno un nome francese, un fiocco e una spallina così adorabile. Seicentocinquanta euro. Très chic.
Ci sarà il negozio monomarca, quello su quattro piani, tutti rigorosamente passati al setaccio alla ricerca di non si sa cosa, in quell’atmosfera di competizione furiosa che anima tutte le persone di sesso femminile al suo interno. Infatti, quando una donna concorrente guarderà qualcosa, bisognerà passare subito dopo a vedere cos’era e perché l’ha guardato, anche se si tratterà di un leggins arancione in scaglie di nutria con una gamba lunga e una a culotte.
L’apoteosi di questi negozi è la prassi del girare senza convinzione, già guardando il capo successivo ma soffermandosi su quello che si ha davanti in quel gesto inequivocabile di “interesse ma non troppo” costituito dal toccare con le dita la stoffa del vestito. Quando succede, l’uomo si irrigidisce, perché da quella consistenza, lui non capirà mai perché, dipende molto. Tratterrà il respiro fino a quando lei deciderà se staccare o meno l’appendiabito. Se lo staccherà, l’abito verrà provato, al che sarà comunque una disgrazia: o economica, dal momento che il capo verrà acquistato, o spirituale, in quanto, se l’abito non piacerà, lui verrà sgridato per non averle detto che è ingrassata (non conterà a nulla constatare che lei ha provato sei taglie meno della sua).
In tutto questo tempo, lui avrà lo stesso diritto di obiezione che ha Alfano nei confronti di Berlusconi. Non potrà essere stanco, non potrà avere sete, non potrà guardare una cosa per lui se non, appunto, guardare, e da fuori.
Capirà di voler morire quando la sua lei incontrerà l’amica che era uscita per vedere una maglietta. Noterà che entrambe hanno nove sacchetti diversi per mano. La sua lei per un paio di scarpe, l’amica per una maglietta.
Finiranno in un bar a parlare dei nuovi acquisti, e lui farà amicizia con il cane dell’amica.

David E. Barton dice che spesso è proprio nel weekend che il regime di austerity si incrina, quando viene a mancare la distrazione della routine lavorativa e la giornata si dilata, vuota, in attesa di essere riempita dal familiare conforto dello shopping.” (Sophie Kinsella)

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