Massimo Sorci
Attentialcane
29 Marzo Mar 2013 0729 29 marzo 2013

La celentanizzazione della politica e della religione

Scrivevo qualche giorno fa sul rischio della celentanizzazione della politica. Cioè del verificarsi di quel singolare fenomeno per cui ci si fa dettare la linea da scrittori, attori e comici che dichiarano di non capirla, la politica, ma che si ritengono migliori di chi la politica la fa. Dicono: io non sono un tecnico, sono poco più che un osservatore, faccio il musicista, l’architetto, la comparsa, tuttavia, ciononostante, però… E in forza di questo atteggiamento paraculetto vengono intervistati, vezzeggiati, consultati per la formazione del governo e… sì, insomma fanno marketing.

Bene, ieri apro la Repubblica e a pag. 9 trovo un articolo – o meglio, una lettera – di Adriano Celentano al direttore Ezio Mauro. Una paginata con tanto di foto e un bel disegno di Milo Manara: “L’amore universale”, tratto dal cartoon “Adrian”. La lettera è istoriata – come sempre accade per i pezzi del molleggiato – da alcune parole in maiuscolo, ritenute particolarmente significative per lo sviluppo del ragionamento (STRONZATE, ELEGANZA, ASSASSINO).

A parte l’appello finale a Beppe Grillo di non tirare troppo la corda – l’unica cosa comprensibile che emerge da una prosa involuta, tortile e autoreferenziale – sono rimasto piuttosto colpito dal sobrio incipit. Parte da Papa Francesco, il molleggiato. “Se il Papa dovesse scrivere una lettera a Grillo e Bersani – dice – immagino che le parole sarebbero più o meno queste: cari fratelli, amate i vostri nemici, almeno in quei TRE punti di governo che piacciono a Grillo”. E ancora: “Non c’è Amore più grande di due nemici che, per il bene del popolo italiano, decidessero di incontrarsi sulla via di Damasco”.

Ora, al di là della sostanza (l’Amore) – che spiega anche il disegno di Milo Manara (Grillo sta sopra?) – ci interessa la forma. In piena settimana santa Celentano sente il dovere di interpretare autenticamente il pensiero petrino. “Questo direbbe il Papa – chiosa il cantante – e ne sono certo”. Capito? Ne è certo. No dico, qua oltre che guru politico ci diventa anche Dottore della Chiesa. Così dopo Tommaso d’Aquino Doctor Angelicus e San Bonaventura da Bagnoregio Doctor Seraphicus avremo anche il Doctor Maiusculus. O preferite Molleggiatus?

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