Vito Kappa
Kahlunnia
29 Marzo Mar 2013 1058 29 marzo 2013

Tre seri motivi per cui Renzi andrà da Maria de Filippi

Mentre Bersani si presentava da Napolitano con un due di picche in mano, le agenzie di stampa battevano la notizia: Matteo Renzi sarà ospite della prima puntata del serale di Amici. Bel colpaccio. Brava Maria!

Cosa si cela, però, dietro la scelta di Don Mattew – ultimamente molto schivo con i mass media - di andare ad Amici?

Ecco tre motivi.

DUE PALLE DI CRITICA, DUE PALLE…
1) A Matteo Renzi non interessano i premi della critica. Come disse lo stesso sindaco lo scorso novembre: se fossimo a Sanremo non ci interesserebbe il premio della critica, noi vogliamo vincere il Festival. E’ chiaro allora quale sia il target di riferimento del sindaco fiorentino. Non tanto gli intellettuali radical-chic, elitari, che trovano “divino” qualche cantante sconosciuto anche ai genitori dello stesso, ma il pubblico del televoto: quello più generoso. Quello disposto a dare un euro per favorire qualcuno in cui crede. Quello che appoggia il suo beniamino non per soddisfare il proprio ego, o per vantarsi di aver scoperto un cantante in un club di periferia alle 11 del mattino, ma semplicemente perché gli piace. Colui/lei che in quel momento soddisfa la sua domanda di emozioni.

Amici di Maria de Filippi, in tal senso, è l’incarnazione televisiva della contrapposizione tra mondo della critica e gusto popolare. E’ allora evidente che una sinistra elitaria, pseudo intellettualoide e tutto fuorché aperta, abbia l’esigenza fisiologica di strizzare l’occhio all’animo più popolare del Paese. Quale miglior palcoscenico di Amici? E questa mossa, nel gioco di assenza presenza del sindaco fiorentino, è stata ottima: un talento che va al talent e che, probabilmente, farà il giudice buono (quello dalla parte della gente).

AUDIENCECRAZIA
2) In Italia legittimazione politica e quella televisiva sono fattori strettamente connessi. Lavoce.info, lo scorso febbraio, ha pubblicato la sintesi di uno studio che documenta un effetto significativo dell’esposizione ai canali Mediaset sulla probabilità di votare per Forza Italia. Questo modello – si legge nell’introduzione all’articolo – è molto persistente e opera principalmente attraverso l’esposizione ad un modello culturale compatibile con la retorica politica berlusconiana.

Guardando oltre l’elettorato berlusconiano, concentrandosi sul modello culturale e dunque soprattutto su quello televisivo (la tv nel 2013 è di gran lunga la prima fonte di informazione per gli italiani), si potrebbe ipotizzare che nel Paese in cui la tv è un reality permanente, quella delle selezioni, dell’X Factor, dei provini, delle sfide e del televoto, si siano venute a creare nella testa degli italiani nuove narrazioni e modelli in grado di definire chi è, oggi, l’italiano. Per comprendere meglio questo tipo di dinamica suggerisco la lettura di Pensiero politico e scienza della mente di George Lakoff. Non c'è da sorprendersi: il 98% dell’attività mentale ha luogo senza che ne siamo consapevoli.

E’ allora ovvio che nel sistema dell’audiencecrazia, quello in cui bucare lo schermo è un fattore rilevante tanto quanto lo è il carisma (se non di più), la legittimazione politica passa per quella televisiva. Ed è sempre evidente che in un sistema del genere nessuno possa interpretare meglio di Grillo – uomo di grandissimo successo televisivo fatto fuori dalla politica perché scomodo – il ruolo dell’antipolitico per eccellenza.

I GIOVANI, MA SOPRATTUTTO GLI ADULTI
3) Secondo un’analisi del voto di Marco Albertini, Roberto Impicciatore e Dario Tuorlo, nella fascia di età che va dai 18 ai 24 anni quasi un giovane su due ha votato Movimento Cinque Stelle. Per l’esattezza il 47,2% di quell’elettorato. Quali che siano i motivi per cui questo fenomeno si sia manifestato non è oggetto di questa analisi. Tuttavia è interessante rilevare due cose. La prima è che l’età media dei deputati cinque stelle alla Camera è di 33 anni. La seconda è che in un elettorato economicamente meno “conservatore” – la propensione al risparmio cresce con l’avanzare dell’età – l’appello al voto utile fa meno presa. Non si vota solo pensando a ciò di cui ha bisogno l’Italia, ma pensando anche (o soprattutto) alle proprie esigenze personali. Per usare una metafora potremmo ipotizzare che a parità di budget, la percentuale di prodotti inutili alla casa, ma magari sfiziosi, presenti nel carrello di un giovane tra i 18 e i 24 anni, sarà superiore a quella di una persona di età più grande. Così per il voto: più si cresce e più si sceglie ciò che serve anziché ciò che piace. Queste naturalmente sono solo supposizioni. Sarebbe tuttavia interessante – e qui chiudo questa parentesi - condurre uno studio sulle relazioni tra acquisti nei supermercati e voto.

Tornando a Renzi è ovvio che la scelta di andare ad Amici – il cui audience è costituito per oltre il 60% da un pubblico di età inferiore ai 34 anni – sia un modo per strizzare l’occhio ai giovani. Quel che è meno evidente è che il restante 40% è costituito da persone di età superiore. Persone, per buona parte, fruitrici di quel modello culturale cui fa riferimento lo studio pubblicato lo scorso febbraio da Lavoce.info. Un modello culturale in qualche modo meritocratico se contrapposto a quello degli scatti di anzianità. E allora se in campagna elettorale si discuteva addirittura delle presenze dei politici al Festival di Sanremo – espressione di un modello culturale radicato ma antico – con la mossa di Renzi si apre una stagione in cui la presenza sui programmi “di pancia” targati Mediaset sarà sempre più strategica.

A buon telespettatore poche parole…

Su twitter @vitokappa

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