Gianluca Melillo
ItaliAmo
2 Aprile Apr 2013 0935 02 aprile 2013

Di Canio: "sono fascista, ma non razzista"

Parole sue dal profilo Twitter. Ieri l’allenatore Di Canio è stato chiamato in panchina per salvare i “black cats” del Sunderland dall’onta della retrocessione, ma a fare notizia sono state le dichiarazione dell'ex laziale.

In un paese civile non mi par certo strano il diluvio di polemiche che sono cadute in testa sia al fascista Di Canio sia alla dirigenza per averlo chiamato a tentare un complicato, tra l'altro, salvataggio (la squadra è quartultima in Premier, da otto partite non vince).

Suderland, città del nord, forte tradizione operaia e socialista, una specie di Genova britannica, portuale e di sinistra. È scoppiato il finimondo. L’ex Ministro degli Esteri David Miliband, laburista e fratello del leader dei laburisti inglesi, si è subito dimesso dal board societario (era il Vice Presidente della squadra). «Auguro al Sunderland tutto il successo possibile - ha scritto - tuttavia, alla luce delle affermazioni politiche espresse in passato dal nuovo allenatore, è giusto che io faccia un passo indietro».

Nessuno, ovviamente, discute le capacità professionali di Paolo Di Canio allenatore, ma quello che sembrerebbe essere (e meno male!) inaccettabile è la sua professione di fede verso le tesi del fascismo e del nazismo.

La Gran Bretagna, a buona ragione, si sente ancora oggi la nazione europea che più di ogni altra ha contribuito alla sconfitta della follia nazi-fascista e ritrovarsi in casa un allenatore di calcio che "spara" dichiarazione allucinanti diventa impegnativo anche per i pur molto tolleranti inglesi.

Persolmente non credo che sia "poco significativo", come ha sostenuto il patron del Sunderland, l'americano Ellis Short, quali siano le idee politiche di un uomo noto famoso e conosciuto. Sono anzi, voglio sperare, ben più importanti di vincere o perdere una partita di calcio.

Di Canio è libero di pensare, e dire, ciò che vuole (questo il bello della democrazia, che proprio lui ed i suoi simili tanto disprezzano), ma è anche giusto che i cittadini inglesi liberali, democratici ed antifascisti urlino a gran voce il loro dissenso.

Ed in questo merita il massimo rispetto e stima David Miliband, che da sfegatato tifoso e Vice Presidente e Direttore del Sunderland, ha avuto la forza, la coerenza e la dignità per lasciare la squadra che tanto ama.

Evidentemente esiste ancora qualcuno che pensa che idee, valori e principi siano ben più importanti del piazzamento di una squadra (seppur quella che si tifa con tutto il cuore) di calcio.

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