Sergio Ragone
Pop corn
2 Aprile Apr 2013 1312 02 aprile 2013

E se i democratici ripartissero dal Sud?

E' lontano, forse lontanissimo, eppure da qualche giorno sui giornali e in rete si inizia già a parlare del congresso del Pd, mentre è in corso uno dei momenti più difficili della vita del nostro paese.

Giornalisti e retroscenisti sono già all'opera per delineare candidature, programmi, alleanze e tempi per l'appuntamento più importante per quello che, prima delle elezioni, doveva essere il partito del Presidente del consiglio.

Ovviamente, e con una certa facilità di scrittura, avanza l'ipotesi di un partito guidato dal leader giovane , Renzi, oppure dal ministro super tecnico, Barca, che ben si è distinto in questo esecutivo Monti per "l'dealità della visione e la concretezza del quotidiano". Entrambi sono proposte validissime, che tengono dentro la necessaria ricerca di un nuovo profilo per i democratici e la forza di una leadership percepita e reale.

In verità, però, non è ancora chiaro un aspetto di questo quadro, e cioè se Renzi vorrà candidarsi o no alle primarie, previste da statuto, per la segreteria del partito dei democratici. A parere di chi scrive, l'interesse principale del sindaco di Firenze è quello di affrontare e vincere le primarie per la leadership della coalizione che lo dovrebbe candidare Premier. Quale coalizione, dipenderà molto dalla proposta politica che il sindaco metterà in campo.

Di Barca se ne parla un gran bene, c'è chi lo vorrebbe candidato a (quasi) tutto, e chi lo vorrebbe ministro in un qualsiasi esecutivo, ma da subito. Ma Barca, che da tempo ha dichiarato la sua intenzione di volersi occupare di politica all'interno del Pd, non ha ancora sciolto definitivamente questo nodo, simbolicamente legato anche al suo tesseramento. E non sappiamo se la "base", intesa come le tante sezioni ed i circoli nei territori e nelle province d'Italia, il vero patrimonio immateriale de Pd, guardi di buon occhio a questa soluzione "romana".

Insomma la fase è poco chiara, tutto sembra sospeso e tutti sembrano in attesa di qualche cosa. Le voci che girano sono tante, ogni giorno nasce e muore una possibile candidatura, riportata sulla stampa e discussa in circoli ristretti di "addetti ai lavori". Eppure, a parere di chi scrive, al Pd servirebbe ripartire da due grandi temi, quelli sui quali si sono giocate le scorse elezioni e sui quali, inevitabilmente, si giocheranno anche le prossime: Europa e Mezzogiorno.

Da quando la crisi si è affacciata anche nel nostro paese è parso chiaro che il Mezzogiorno potrebbe avere un ruolo importante nel risollevare le sorti del paese intero. Tra i tanti appelli, vanno sicuramente ricordati i ripetuti richiami del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che ha indicato nel sud l’unico spazio economico, sociale e geografico dove l’Italia potrebbe crescere a tassi di sviluppo pari alle nuove grandi potenze dell’economia mondiale. E di Napolitano ne conosciamo la saggezza, la prudenza, la visione.

La politica non può farsi sfuggire questa occasione, che vale per l’Italia e per l’Europa, di trasformare uno svantaggio storico in una grande opportunità di crescita e di progresso. La politica e i governi hanno volto la testa da un’altra parte, non solo non investendo piu’ sul mezzogiorno ma sottraendo al sud anche le risorse destinate all’ordinaria amministrazione. Il risultato è stato catastrofico. Così come netto è stato il risultato elettorale del Pd al Sud, dove a primeggiare sono stati, ancora una volta, il PdL e la non più novità del M5S.

E più Sud vuol dire più Europa. Un'Europa che non può più essere percepita dai cittadini come la matrigna, la causa dell'impoverimento, delle crisi economiche e della chiusura delle aziende e quindi della perdita de lavoro. L'Europa deve tornare ad essere quel terreno di sfida e di lavoro per le frandi opportunità, un campo moderno di possibilità e di cittadidanza. Solo una leadership pienamente europea può dare al Pd un profilo ed una visone forte, autorevole, non supina rispetto alle scelte dei pochi e che ricadono su tutti noi.

Europa e Mezzogiorno, due parole che devono ritornare ad essere centrali e fondamentali per la nuova fase politica che si vuole aprire. Perchè questi temi sono alla base dell'innovazione e del rinnovamento che serve alla politica ed al paese, ammesso che il rinnovamento non sia sono quella sterile questione anagrafica utile solo a titolare pagine, riempirle di buzz e posizionare gruppi dirigenti eternamente in attesa.

Da molti anni non si vede ai vertici di tutti i partiti, siano di destra che di sinistra e di centro, un politico nato a sud di Roma, quasi il Mezzogiorno dovesse essere fisicamente nascosto alla vista dei nuovi elettori ''di riferimento'', quelli per intendersi di Bossi e Berlusconi. Una remissività e un'acquiescenza all'inseguimento del centrodestra doppiamente colpevole per il centrosinistra, perchè politica e culturale. Un errore strategico rivelatosi madornale per il Sud e per l'intero paese

Chi meglio saprà interpretare queste urgenze, traducendole in opportunità, potrà giocarsi una carta importante. Più che nomi, servono storie collettive autorevoli e pienamente calate in questo sentiero.

Il Pd, se ne ha, le metta in campo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook