Ginevra Visconti
Argentina agrodolce
4 Aprile Apr 2013 0536 04 aprile 2013

Buenos Aires affoga, tra calamità e precarietà

“Hay una tormenta grande en Buenos Aires, y mucho caos, el avión no sale”, dice al di là del bancone, preoccupata, l’addetta al check-in di Areolineas Argentinas, nel cancellare il volo che sarebbe dovuto partire ieri mattina alle 8.30 da Mendoza e che mi avrebbe dovuta riportare a Buenos Aires. Ieri era uno degli innumerabili “días feriados” argentini, questa volta dedicato ai “veteranos y caidos de las Islas Malvinas”, in memoria dei caduti nel conflitto del 1982, ma la data del 2 Aprile 2013 verrà ricordata per un’altra tragedia, che un’ennesima volta lascia gli argentini attoniti davanti a una ricorrente domanda: “quien se hace cargo”? (Chi si fa carico dell’accaduto?)

Proprio nell’ultimo giorno di vacanza, che avrebbe dovuto chiudere in bellezza le lunghe vacanze pasquali, durate quasi una settimana, la pioggia torrenziale abbattutasi su molte regioni argentine, in particolare nella zona di Buenos Aires, si è trasformata in una vera e propria tragedia, una calamità naturale, che rimarrà nelle pagine della storia del paese. Secondo le ultime notizie di stasera, i morti, già ammontano a 48, mentre ancora si cercano i dispersi, soprattutto nella zona di La Plata, la più colpita dalle inondazioni, dove 3000 persone sono state evacuate.

Lo scenario è alla vista drammatico: alberi spezzati, auto sommerse, strade inondate dove galleggia spazzatura, case allagate e distrutte da metri d’acqua, fango e sporcizia ovunque. Nelle case evacuate si registrano ora i primi atti di sciacallaggio con furti e saccheggi, a cui si aggiunge la paura di malattie, di infezioni.
Sicuramente il panorama psicologico è ancor più devastante: l’ansia, la depressione, la frustrazione, i risentimenti, e tanta paura, soprattutto di non poter ricostruire tutto ciò che si è perso in un giorno solo, sotto i 330 millimetri di un’imprevedibile pioggia autunnale, a cui evidentemente la città non era preparata. Le inondazioni in città sono frequenti durante gli acquazzoni, e il drenaggio dell’acqua è molto lento. Si dubita allora sulle opere di infrastruttura e sulle misure preventive e migliorative del governo, e ci si chiede se si sarebbe potuto evitare tale disastro, informando anticipatamente i cittadini sui rischi di eventuali inondazioni e compiendo i dovuti lavori.

La ricerca di un responsabile (”quien se hace cargo?”), diventa allora il let motiv, ogni volta che l’Argentina si trova davanti a tragedie che fomentano sospetti di precarietà. Le piogge sono state forti, ma le infrastrutture lasciano a desiderare. C’è chi sostiene che la causa è da ricercare nella mancanza di investimenti nelle opere pluviali, ma "gli addetti" si difendono, o con la scusa si attaccano tra di loro, affermando che si è trattato di una calamità imprevedibile e ingestibile in qualsiasi altra città.

Per fortuna l’allenatissimo atteggiamento di chi è abituato ad attraversare e affrontare situazioni precarie, fa si che gli argentini siano un popolo che all’occorrenza punta al sostegno comune, a una solidarietà senza pari. La precarietà rimane però un fantasma crudele e inaspettato che minaccia in continuazione la loro sicurezza, e purtroppo anche le loro vite.

Foto: Agenzia Télam


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook