Storie di Medioevo e Bisanzio
5 Aprile Apr 2013 1708 05 aprile 2013

I Cimbri e la Serenissima

La Serenissima, lo sappiamo, godeva di grande stima per la qualità e la giustizia del suo governo. Dopo la perdita di Costantinopoli, riconquistata dai Bizantini nel 1261, Venezia iniziò ad interessarsi del suo entroterra con sempre maggior forza. Nel XV secolo gran parte dell’odierno Veneto era già sotto il controllo di Venezia. Certo, non era il ricco e opulento Oriente, ora per altro in mano ai Turchi, ma piano piano le famiglie patrizie si interessarono pure all’entroterra, investendo grandi capitali per la costruzione delle sontuosissime ville, ammirabili ancora adesso. Il Brenta divenne la via preferita. Da Venezia, seguendo la via acquea, si poteva risalire il grande fiume veneto ed arrivare a certi paesetti. In quei luoghi di campagna trovarono la pace i ricchi e nobili veneziani che iniziarono a frequentarla durante il periodo estivo. L’arrivo della nobiltà veneziana portò ad un rapido cambiamento del tessuto sociale e urbano della pianura veneta. Venezia ostentava una florida ricchezza, anche se ormai aveva perso gran parte delle sue risorse economiche provenienti dai commerci. I patrizi iniziarono ad apprezzare la bella vita e preferirono spendere gran parte dei loro beni in palazzi e grandi ville nell’entroterra. L’entroterra venetico, così, cambiò radicalmente ed ebbe bisogno di molta manodopera specializzata. Questa aurea di civiltà, di buon governo e di giusta amministrazione, richiamava diverse persone al di fuori dei confini per cercar fortuna nel territorio di San Marco. Ancor prima delle belle parole, che Manzoni ricordò riguardo il governo di Venezia, ci furono altre popolazioni che decisero di trasferirsi nel territorio di San Marco, come i Cimbri.

Chi erano i Cimbri?

Originariamente i Cimbri erano una popolazione di origine germanica che fu annientata da Gaio Mario nel 101 a.C. I pochi superstiti trovarono riparo nelle zone dell’alto Veneto dove ancora oggi, pochi di loro, sopravvivono ai cambiamenti epocali. Uno storico tedesco, Anton Friedrich Büsching nel XVIII secolo, scrisse:

« Conservasi anche oggidì in questo Distretto l'antico Cimbrico linguaggio; o per meglio dire l'idioma Sassone moderno; ma con tanta perfezione che abboccatosi con alcuno di questi abitanti Federico IV Re di Danimarca, il quale trovandosi in Italia nel 1709 incredulo sì della loro origine, come del linguaggio, volle personalmente riconoscere la verità col visitare il Distretto, e protestò che nella sua Corte non si parlasse così forbitamente »

Ma è con un vicentino e profondo conoscitore della zona, Mario Rigoni Stern, che la storia si intreccia con il mito. Lo scrittore ritrovò un collegamento filologico tra la mitologia norrena e la toponomastica dell’altopiano dei Sette Comuni (oggi in provincia di Vicenza). Ma anche questa teoria, pure molto affascinante, non convince appieno.
La loro origine è avvolta, ancora oggi, nel mistero.
Il primo insediamento cimbro fu quello di Foza e risale alla metà del X secolo. Da lì si espansero in tutto l’Altipiano di Asiago e delle valli trentine e in quelle veronesi. La popolazione aumentò di molto tanto da germanizzare gran parte di quelle terre. Attorno al XIV secolo iniziò la lenta decadenza che portò alla perdita della lingua e dei costumi nella zona veronese, mentre la comunità vicentina prosperò e poté mantenere le sue tradizioni grazie alle leggi permissive della Serenissima

I Cimbri e la Serenissima

La zona dell’Altipiano dei Sette Comuni passò sotto il controllo di Venezia attorno al 1405. Il governo serenissimo non aveva alcuna intenzione di imporre la propria lingua e le proprie tradizioni, anzi, si comportò da governo illuminato. Inoltre, facilitò la migrazione di altri tedeschi, specie bavaresi, esperti in arti minerarie che si fusero con i Cimbri autoctoni. E’ proprio in questo periodo che i Cimbri apparirono per la prima volta nelle carte veneziane, sostituendo, quindi, il termine “todesco” o “teutonico”. La prima cosa che fece la Serenissima fu il permettere, a questa Federazione dei Sette Comuni già esistente e fondata nel 1259, di continuare a prosperare con le proprie leggi. Inoltre le fu assegnata una nuova forma amministrativa che permetteva una grande autonomia. Nel 1403, i Cimbri della Lessinia, invece, vennero messi sotto il controllo del Vicariato della Montagna dei Tedeschi detto anche della Montagna Alta del Carbon e successivamente inclusi, dal 161, nei XIII Comuni Veronesi.

Tra il ’500 e il ‘700 ci fu una vera e propria epoca d’oro per la gente cimbra. Grazie alla particolare forma di autonomia concessa dalla Repubblica di San Marco, fiorirono le città popolate da queste genti tanto da arrivare alla sorprendente cifra di 22mila persone. Paesi come: Asiago (Slege), Roana (Robaan), Enego (Ghenebe), Foza (Vüsche), Lusiana (Lusaan), Valli del Pasubio, Recoaro Terme (Recobör, Rocabör o Ricaber) Lavarone (Lafraun), Luserna (Lusern), Selva di Progno (Brunghe), Velo Veronese (Veljie), Bosco Chiesanuova (Nuagankirchen), Erbezzo (Bisan) erano abitati totalmente da Cimbri.

Decadenza

Con l’arrivo di Napoleone la Federazione venne sciolta e con la sua fine iniziò il lento declino della prosperità economica dei Cimbri. Molti di loro si spostarono verso l’altopiano del Cansiglio (TV) dove fondarono diverse nuove ed importanti comunità, anche se non raggiunsero mai l’apogeo del periodo veneziano.
Con l’unione del Veneto all’Italia le cose andarono, se possibile, ancora peggio. I Cimbri parteciparono in massa alla grossa migrazione veneta post-unitaria. Dei 3 milioni e 3mila veneti scappati dalla fame, molti erano di etnia cimbra.
La fine della popolazione cimbra è però legata al periodo della prima guerra mondiale quando il fronte italo-austriaco gravava proprio su quelle zone. Luserna, per esempio, fu completamente rasa al suolo e i suoi abitanti sfollati in Austria. Essi poterono però ritornare nel 1919 a guerra conclusa. Il colpo di grazia fu dato dalla italianizzazione forzata voluta da Mussolini che costrinse tutti i Cimbri veneti di dimenticare la propria lingua e di parlare solamente l’italiano. Sempre in quel periodo, per via di un patto tra Mussolini e Hitler riguardo le popolazioni di lingua germanica residenti in Italia, 280 persone di etnia cimbra accettarono la proposta tedesca e si trasferirono in Boemia.
La comunità cimbra perse gran parte della sua popolazione anche se nel 1943, in piena seconda guerra mondiale, uno studioso tedesco propose di riabilitare, per i Cimbri, le antiche leggi scritte dalla Serenissima per garantire a questa etnia un minimo di libertà e di continuità per la sua stessa esistenza. Nulla fu fatto e la comunità scomparì piano piano.

I Cimbri ai giorni nostri

La popolazione cimbra è ridotta a poche migliaia di unità. Pochissime persone sanno parlare ancora la lingua cimbra, che è volano di continuità e di tradizione, e sono rimaste in gran parte a Luserna (TN), Roana (VI), Giazza e Selva di Progno (VR).
Chissà se rimpiangono ancora le leggi della Serenissima…

Istituto Culturale Cimbro di Luserna
http://kulturinstitut.lusern.it/InterneInterno/Home.aspx?id=4021
I Cimbri della Lessinia
http://www.cimbri.it/
Cimbri dei 7 comuni
http://www.cimbri7comuni.it/
Spettabile reggenza dei 7 comuni
http://www.reggenza.com/
Video trasmesso dalla RAI sulla storia dei Cimbri (un po’ antiquato ma ben fatto)
http://www.youtube.com/watch?v=BsZOYsFu8rA

Fonti

siti sopra indicati, wikipedia

Immagini

wikipedia, regione del veneto

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