Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
7 Aprile Apr 2013 1138 07 aprile 2013

Israele: 7 giorni dal dolore alla gioia

Da ieri sera Israele è entrato in una settimana molto particolare del suo calendario: è infatti iniziato Yom Hashoa, il giorno della Shoah, in cui Israele commemora i 6 milioni di ebrei uccisi per mano dei nazisti durante la Seconda Guerra mondiale.

E' stato un atto vigliacco da parte di Anonymus sferrare un attacco a Israele proprio in questo giorno, attacco per altro fallito miseramente. Gli hacker israeliani hanno risposto fino a trasformare opisrael.com, il sito che dava nome all'operazione, in un portale israeliano di controinformazione, con tanto di inno nazionale.

Ieri sera a partire dalle 20.00, tutte le attività ricreative sono rimaste chiuse, inclusi pub e ristoranti anche nella trasgressiva Tel Aviv. Alle 10.00 di questa mattina,invece, l'intero paese si è fermato per i 2 minuti in cui le sirene hanno risuonato da Golan a Eilat, per rendere omaggio alle vittime.

E' così iniziato un periodo di commemorazione e di introspezione, di sguardo al passato e di sfide del presente. Un periodo che raggiungerà il suo culmine Mercoledì prossimo con Yom Hazikaron, la Giornata del Ricordo delle vittime israeliane delle guerre e degli attacchi terrortistici. Quest'ultima ricorrenza è forse anche più sentita dagli israeliani perchè tutti hanno un parente o un conoscente rimasto vittima del terrorismo o della guerra e per il fatto che purtroppo ogni anno ci sono sempre più nomi nella lista che viene letta alla Knesset.

Ma Israele è una democrazia proiettata nel futuro, sebbene con solide radici nel passato e nella storia millenaria. E' per questo che al tramonto del giorno di lutto di Yom Hazikaron, il paese si veste a festa per celebrare Yom Haatzmaut, la Festa dell'Indipendenza. Proprio come una fenice che risorge dalle proprie ceneri, Israele e i suoi abitanti, consapevoli di quanto è stato, della precarietà della vita e dell'esistenza, rinascono dalle ceneri della propria dolorosa storia per gioire del fatto di esserci ancora.

La mia foto amatoriale non rende abbastanza giustizia ai due minuti surreali in cui persino sulle autostrade ci si ferma, si esce dalle auto per alzarsi e rendere omaggio. Non ho mai visto tanto coinvolgimento, né nel bene né nel male, per delle giornate nazionali. Le parate a cui siamo abituati in Italia sono solo formalità senza sostanza. Ci sentiamo orgogliosi di essere italiani solo quando vinciamo la coppa del mondo, dando per scontato la nostra esistenza, che più che esistere è restare a galla in balìa della corrente creata da poteri più grandi di noi.

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