Giulia Valsecchi
Cineteatrora
9 Aprile Apr 2013 1449 09 aprile 2013

Le parole della danza sono tempo e sofferenza

Il divenire smosso da un progetto coreografico si avvale di premesse regolari e irregolari, categorie fisiche e posture moltiplicate per ragioni, conflitti e identità che si incrociano, stipulano alleanze di corpi e senso, inseguono il rumore della civiltà e il silenzio invisibile della sua versione incivile. Il lavoro della compagnia Abbondanza-Bertoni con Le fumatrici di pecore si staglia con trasparenza e sfogo di concetti quali la normalità, il chiedersi reciprocamente e insistentemente “Come va?” per poi affermare la solitudine e insieme un patto. L’aggancio a un’asse di legno pesante che del teatro conserva l’archetipo cristiano della croce, le fatiche di Atlante, le bassezze delle catastrofi nominate e di quelle non dette, il non senso comune e rifiutato allo specchio.
Dal prologo fanno l’ingresso due donne, la danzatrice Antonella Bertoni e l’esordiente Patrizia Birolo, “portatrice sana di una diversa abilità”, secondo le giuste riconversioni lessicali e di dignità scenica cui il progetto de Le fumatrici predispone. Una mossa straniante, perché il filtro della convenzione scompare e ci si ritrova in mezzo a un puro training vocale e fisico volto a “sciogliere il ghiaccio” e rintracciare il ritorno dei temi in cui il duo coglie l’essenza del teatro: tempo, danza e sofferenza.
Un divenire che sfrutta la tecnica del rombo sull’ascolto dei tempi e delle concordanze di movimento, la dimostra e affida ad Antonella il ruolo di chi interroga prima e poi rilancia a Patrizia la responsabilità dell’inizio vero e proprio dello spettacolo. Un canto sgolato da un brano di Tiziano Ferro per poi immergersi in piccole statue di pecore uscite dalle tasche di due protagoniste di una trama obliqua. Non tanto perché l’una prevalga in vuoto o pieno, ma perché i termini di fragilità, scatto liberatorio e carico reciproco attraversano uno scambio unanime e sghembo per effetto della sofferenza. Una tacca in più sull’asse, un passo ulteriore e scomposto della pecora nera che risale la collina lontano dal gregge, la sola che sia anche disposta ad aiutare senza restare a guardare inerme.
Sono sequenze pittoriche in cui le pose lievi, sublimi e nervose di Bertoni si fanno abbandono nella Pietà ai piedi dell’altro grembo che sorregge e fa rannicchiare in sé, l’altra che appoggia il legno e solleva tutto quanto il peso di una crocifissione fatta in due. La vita ballerina è corale, non ci sono deformazioni abbrutite dalla stanchezza: la fibra e il linguaggio affaticato, la voce arrochita di Patrizia acquistano aria nella sollecitudine poetica di Antonella che danza a servizio di un tavolo svuotato dei cassetti e di uno sgabello, delle braccia forti di Patrizia che la alzano o la rinserrano, di un candelabro che si fa comica occasione drammaturgica per spegnere il fumo della candela prima di un passo a due dalle tinte matissiane.
E, allora, il solo fumo che crei dipendenza sana è quello delle pecore che escono dalle tasche e che, come ogni astratto, possono farci credere d’essere aspirate rendendo lecito e preciso l’immaginario più impensabile, contro l’irrefutabilità del soffrire e dell’invocazione del non vissuto che prende vita. Si trascorre con incoerenza vitale dai piani lirici dei Miserere, che la regia di Michele Abbondanza alterna agli accadimenti, alle scosse della musica disco e a mille risate liberatorie più di una confessione o di una lettura.
La scena è vuota per le sue abitanti popolose, un tappeto bianco chiuso tra pareti di telo nero: Antonella e Patrizia ricercano la posizione migliore a metà tra vivere ed esserci, ricordano che lo spazio ha una coscienza e che i suoi strumenti evocano abbracci, boutade, protezione, pianto, riso come ogni altra naturale interiezione umana. E c’è una totalità in questo viaggio che non pretende di citare manifesti o maestri, ma di onestà in onestà esplora senza ricredersi, si assume il rischio e la drammaticità del ridicolo dentro una spirale non sconosciuta a quel gregge che attende che l’elemento di disturbo scali la montagna per poter essere ammesso al clan.

7- 8 Aprile 2013 Pim Off Milano

Compagnia Abbondanza/Bertoni

Le fumatrici di pecore


un progetto di Antonella Bertoni, regia Michele Abbondanza
coreografie, scene e costumi Antonella Bertoni
con Patrizia Birolo e Antonella Bertoni
luci Andrea Gentili
produzione Compagnia Abbondanza Bertoni con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento - Servizio attività culturali Comune di Rovereto - Assessorato alla Cultura

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