Belfagor
9 Aprile Apr 2013 1638 09 aprile 2013

L'eredità della signora Thatcher

Le Monde, 9 aprile 2013, articolo non firmato

Ha segnato il suo tempo. Alcuni se ne compiacciono, altri se ne rammaricano, ma non ci sono tanti osservatori degli anni 1980 disposti a negare che fossero anni "Maggie". Primo ministro britannico dal 1979 al 1990 - tre mandati - Margaret Thatcher ha lasciato una traccia profonda. La "Lady di ferro", la prima donna a guidare un grande paese occidentale, non ha solo ridato fiducia in sé alla Gran Bretagna, allora alla deriva. In qualche modo, ci basiamo ancora sull'eredità Thatcher.
Sul fronte economico, in primo luogo. E andata al potere di pochi mesi prima del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan (1980-1988). Sarà il suo alleato ideologico. Quei due avrebbero reinventato il liberalismo economico. Avevano lo stesso nemico: lo stato sociale, come quello creato dai Laburisti britannici dopo la seconda guerra mondiale o quello delineato dai Democratici americani dopo il 1960. La loro accusa è nota. Lo stato sociale uccide l'iniziativa privata, rallenta la creazione di ricchezza, ha sostenuto l'egualitarismo che scoraggia lo sforzo e il merito, mantiene i poveri sotto assistenza. In breve, si soffoca la forza principale, l’energia fondatrice costituita dal mercato. Thatcher e Reagan divinizzano il mercato. Perché avrebbe, secondo loro, la qualità di non poter deragliare perché - miracolo! - si autoregola.
In Gran Bretagna alla fine degli anni 1970, la ricetta non è del tutto priva di significato. Il paese vive al momento sotto la tutela del Fondo monetario internazionale e di onnipotenti sindacati che spesso paralizzano un ampio settore pubblico nato dalle nazionalizzazioni del dopoguerra. Il "thatcherismo" - privatizzazioni, lotta implacabile contro i monopoli sindacali, deregolamentazione, ecc. – ridà dinamismo all'economia britannica. Ma smantella, nello stesso tempo, gran parte del servizio pubblico, tra cui l'istruzione e la salute. Si innesta sulla globalizzazione economica e l'apertura di frontiere sempre più grandi a tutti gli scambi. Thatcher e Reagan non sono gli unici responsabili, ma ne erano gli agenti intellettuali.
E la sinistra li inseguirà. Senza sapere reinventare il welfare, allora raffazzonerà una "terza via", come fecero Tony Blair a Londra o Bill Clinton a Washington. Ma non era altro che una forma civilizzata del neoliberismo. Meglio ancora, nei primi anni del XXI secolo, il crollo economico vistoso causato dalla “divinizzazione" del mercato - in realtà, continua sempre a non auto-regolarsi... non si risolve a vantaggio della sinistra socialdemocratica. Questa è una vittoria postuma di Margaret Thatcher. E non è l'unica. L’Europa, ahimè, vive ancora, molto ampiamente, in base alla concezione da lei promossa: prima di tutto una zona di libero scambio, soprattutto non una entità singola sulla scena internazionale; anzitutto e prima di tutto un'associazione di Stati sovrani, soprattutto non una comunità sempre più unita come i testi fondatori dell'UE dicevano.
Non si lascia un’impronta così forte sul proprio tempo senza possedere un grande talento politico. Carisma, fascino, fedeltà alle sue convinzioni, coraggio nelle sue scelte, senso della leadership: è stata tutto questo, senza dubbio.

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