Leccaprincipi e Mamelucchi
11 Aprile Apr 2013 0443 11 aprile 2013

Se l'Iran vuole un "Google Earth islamico"

Ovvero quando lo strumento del Diavolo americano nelle mani dei mullah può diventare cosa-buona-e-giusta, in uno Stato in cui oltre cinque milioni di siti Internet sono oscurati

Le autorità iraniane hanno un chiodo fisso: Google Earth è uno degli strumenti attraverso i quali la Cia e i servizi segreti occidentali raccolgono informazioni e spiano gli altri paesi del mondo, per questo hanno deciso di entrare nella partita e lanciare la versione islamica del programma di mappe 3D della Terra.

Il ministro delle Comunicazioni iraniano Mohammad Hassan Nami ha appena annunciato che l'Iran sta sviluppando la versione gradita ad Allah del software di Mountain View, California, che sarà pronta nei prossimi quattro mesi. Si chiamerà Basir, osservatore in lingua farsi, e promette di essere uno strumento "per portare le persone verso la realtà".

"I nostri valori sono i valori di Dio e questa sarà la differenza tra Basir e Google Earth, che invece appartiene al triangolo inquietante formato dagli Stati Uniti, dall'Inghilterra e dai sionisti ", ha detto Nami, ex vice presidente di stato maggiore congiunto e delle forze armate, con in tasca un dottorato alla Kim Il-sung university della Corea del Nord.

Ma secondo diversi esperti informatici intervistati dal quotidiano inglese Guardian l'annuncio fatto dal ministro sarebbe da inserire nella casella proclami o lista dei desideri piuttosto che in quella della realtà: "Sostengono di poter lanciare il loro servizio in quattro mesi e che in tre anni il programma raggiungerà le dimensioni di Google. Per avere un data center con tali capacità e un buon livello di sicurezza hanno bisogno di sitemi di raffreddamento, banda larga, centrali elettriche che richiedono miliardi di dollari. E l'Iran non ha questo denaro".

Lo Stato dei mullah da tempo porta avanti una battaglia silenziosa contro Internet: sulla carta non esiste alcuna censura, ma nella realtà ogni giorno l'accesso al web è controllato e ristretto. Si calcola che oltre cinque milioni di siti siano bloccati. La stessa cosa succede con i motori di ricerca che sarebbero schermati in modo da escludere i risultati non graditi. I programmi per filtrare le informazioni potrebbero essere forniti dalla Cina.

L'associazione non profit Reporter senza frontiere ha inserito l'Iran nella lista dei "nemici di Internet", anche se in realtà nel paese la situazione non è sempre stata così: i controlli sono aumentati negli anni, soprattutto dopo l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad del 2005. Inoltre il paese è al secondo posto - dopo la Cina - nella classifica degli Stati che più censurano la rete.

Nota a margine: il "Google Earth islamico" non è il primo progetto iraniano sul web: l'anno scorso le autorità annunciarono di aver completato le fasi iniziali per una rete nazionale pronta a sostituire i servizi gestiti attraverso il world wide web. I risultati? Per ora non pervenuti.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook