Alessandro Da Rold
Portineria Milano
12 Aprile Apr 2013 1355 12 aprile 2013

Maroni «flirta» con la sinistra e Bossi è nell'angolo

«Strane coincidenze» le definisce un fedele di Umberto Bossi. Perché dietro ai provvedimenti di espulsione in questi giorni in corso nella Lega Nord pare esserci un obiettivo non dichiarato da parte del segretario Roberto Maroni e del sindaco di Verona Flavio Tosi: ridurre al lumicino il peso specifico del Senatùr dentro al Carroccio. Ma perché proprio ora? Le uscite del Senatùr vengono ormai digerite solo da pochi nel movimento. E la nuova Lega 2.0 vuole scrollarsi di dosso una volta per tutte «le sfuriate» del vecchio capo che resta un grande amico di Silvio Berlusconi. «Qui sta il punto», secondo alcuni bossiani. Che per questa trattativa con il Partito Democratico di Pier Luigi Bersani per il Quirinale, Bobo non voglia avere bastoni «berlusconian-bossiani» fra le ruote? 

Il «peso» di Bossi, come spiegano nella sede di via Bellerio, vale sia nelle questioni interne sia in quelle esterne, legate appunto alle alleanze. E Maroni, secondo alcuni fedelissimi,  non vuole più avere «agenzie di Bossi da smentire o da commentare». La questione, in sostanza, è legata al futuro stesso del Carroccio. Maroni si ritrova in una nuova fase politica dopo aver vinto la regione Lombardia. E la possibilità di un accordo con il centrosinistra a livello di governo non è più una possibilità così remota dopo le aperture sul Quirinale. 

Per questo motivo i dirigenti maroniani stanno facendo - a detta dei bossiani - «terra bruciata» intorno al Senatùr, mettendo alla porta i vari Marco Reguzzoni e Marco Desiderati, eliminandoli in particolare dalle prossime partite per i rinnovi delle segreterie provinciali. Proprio Bossi in nell’intervento a Varese lo ha detto: «Questi sono un pò matti: alla fine non resterò lì neppure io se va avanti così», aggiungendo «io non ho mai messo fuori nessuno dalla Lega, tranne chi si era venduto visibilmente». Il Vecchio se ne andrà? Difficile.

Ma lo scontro tra le faide è evidente. Dopo gli attacchi di Bossi sul pratone di Pontida, sia Tosi sia Maroni hanno deciso di andare avanti senza guardare in faccia nessuno: i provvedimenti per chi ha fischiato il sindaco di Verona saranno portati fino in fondo. La battaglia si consumerà in Veneto, soprattutto, durante il prossimo consiglio nazionale. «Non c'è nessuna retromarcia, ma una nuova procedura che è stata applicata», avverte Maroni che vuole andare avanti fino in fondo per ribaltare come un calzino la Lega Nord. 

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