Stefano Rolando
Buona e mala politica
14 Aprile Apr 2013 2020 14 aprile 2013

Barca's Memory. Comunicazione di un film, non un click

La memoria di Fabrizio Barca è lunga 55 pagine.

Cinque pagine iniziali trattano in sintesi l’assunto: per governare non bastano le istituzioni, servono soggetti del “far politica” con indipendenza dallo Stato, con sintonia sociale, con memoria e identità, con vocazione ad acquisire le conoscenze necessarie per promuovere il buon governo.

Due pagine finali caratterizzano in concreto il compito di questi soggetti con riferimento alle opzioni che identificano “un partito nuovo e di sinistra”. Per capire lo stratosferico salto in avanti rispetto alla deriva attuale dei partiti e della politica, basta il cenno all’ultima di queste opzioni.
I partiti – scrive Barca nelle ultime sette righe – frutto di libera associazione “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” (Cost. art. 49) , sono i luoghi per la valutazione pubblica informata, accesa, aperta e ragionevole, necessaria a spronare lo Stato affinché individui e produca i beni pubblici necessari a dare corpo a tutti gli altri convincimenti. I partiti dewvono assicurare con strumenti cogenti “la disciplina e l’onore” (Cost. art. 54) dei loro eletti, la selezione di questi per merito e capacità, e la loro condivisione delle condizioni comuni di vita dei cittadini che rappresentano”.

Senza entrare nelle tecnicalità del progetto già questi cenni dimostrano che siamo all’abbozzo – pur scritto con il bulino – di un film. Una visione, una lunga serie di sequenze, un’evoluzione scenica in cui la lotta tra la sceneggiatura e la spontaneità degli attori è assicurata. E un sistema di dissolvenze che stempera tutto ciò che sta dietro ad un’idea culturale forte di Barca (qui all’opposto di Monti) e cioè che la realtà è conflitto, che il conflitto non è il male, che il conflitto non si disintegra ma si metabolizza e che la metabolizzazione avviene solo (qui Barca è illuminista e perciò diverso da quasi tutto il ceto politico italiano che è diviso tra populisti e replicanti) a fronte dell’emergere - appunto illuminante - della qualità cognitiva. L’insieme delle buone conoscenze per concorrere, nel confronto, ad assicurare le soluzioni. Uno stratosferico (ma non impossibile) salto nel futuro.

La portata di un contributo di chi – avendo grande reputazione di governante tecnico – vuole sottrarsi a questa preziosa missione (per gli interessi italiani) per scaraventarsi nell’avventura di lungo periodo segnata dalla sicura doccia scozzese di amori suscitati e di commiserazioni seminate sulla sua strada, di civismi accesi e di cinismi avvolgenti, è quindi collocata nella scenaristica di medio e lungo periodo.

Per ridurne l’evanescenza, Fabrizio Barca – che è spiritoso e politicamente analitico (e poi romano e pertanto non fachiro) – ha piazzato la bomba a cinque giorni dall’elezione del Capo dello Stato e quindi a una manciata di tempo dalla formazione del nuovo governo. Due passaggi in cui anche un battito di ciglia di persone di primo piano diventa “notizia” e ogni posizionamento mette in rettifica (come il rapido riaggiustamento dei cartelloni informativi del traffico aereo) tutti gli altri soggetti in campo.


Ora penne sottili come quella di Michele Salvati (oggi sul Corriere della Sera) non devono però partire da questa tecnica comunicativa e scambiare la Memoria come un posizionamento tra Barca e Renzi, tra la visione socialdemocratica e quella liberaldemocratica dei progressisti europei, nella “ faglia del conflitto tra laici e cattolici”, tra keynesiani e liberisti, tra approccio microeconomico e macroeconomico, eccetera.

Se la Memoria è l’annuncio di un film, una sapiente comunicazione di un film ancora da girare, da non prendere come un fotoscatto, solo nella scena finale sapremo se si tratterà di guelfi o ghibellini o se Indiana Jones avrà cambiato il territorio di guerra e di ricerca trasportandoci in altro luogo e in altro tempo.

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