Andrea Guarise
ABC. A-Always, B-Be, C-Closing
15 Aprile Apr 2013 1502 15 aprile 2013

Anche per l’Istat c’era un volta il mercato immobiliare

L’Istat ha pubblicato oggi i dati relativi all’andamento delle compravendite e delle concessioni di ipoteche immobiliari a garanzia di mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni verso banche e soggetti diversi dalle banche. Niente di nuovo: il mercato mostra solo segni negativi.

I dati. Nel terzo trimestre del 2012, informa l’Istat, le convenzioni notarili per compravendite immobiliari ammontano a 134.984, con una flessione del -23,1% rispetto allo stesso periodo del 2011. Di queste, le convenzioni per la compravendita di unità immobiliari ad uso abitazione ed accessori (125.903 nel III trimestre 2012), rappresentano il 93,3% delle convenzioni rogate, a fronte di un contenuto 6% per le convenzioni di compravendita di unità immobiliari ad uso economico (8.065) e di un residuale 0,7% per quelle relative agli immobili ad uso speciale e le multiproprietà (1.016). Sempre nel terzo trimestre 2012 le convenzioni per il trasferimento di proprietà di unità immobiliari ad uso economico hanno raggiunto il loro vertice negativo (-25,7%); significativa è anche la variazione tendenziale per i trasferimenti di proprietà degli immobili ad uso abitazione ed accessori (-23,6%); in ambedue i casi - osserva l’Istat - si tratta del calo tendenziale più elevato a partire dal primo trimestre 2008. Allargando lo sguardo ai primi nove mesi del 2012 le convenzioni notarili per compravendite di unità immobiliari sono state 457.518 (-21,4% rispetto allo stesso periodo del 2011). Le Isole (-24,4%), il Nord-Est (-23,3%) e il Centro (-22,5%) presentano cali tendenziali superiori alla media nazionale.

Ma il calo è forte anche per quanto concerne l’erogazioni dei mutui. Difatti le concessioni di ipoteche immobiliari a garanzia di mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni verso banche e soggetti diversi dalle banche registrano, nei primi tre trimestri del 2012, una flessione tendenziale del 39,5%, con picchi negativi nelle Isole (-50,6%) e nel Sud (-42,8%), che sono le ripartizioni dove si registrano i cali maggiori anche nel III trimestre (rispettivamente -43,9% e -42%). Delle 193.101 convenzioni registrate dai notai nei primi nove mesi del 2012 per mutui, finanziamenti ed altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare, il 33,9% si colloca nel Nord-ovest, il 24,6% nel Nord-est e solo il 6,9% nelle Isole.

E se questa è la situazione relativa ai primi nove mesi del 2012, è indubbio che ora, con l’ultimo trimestre del 2012 e il primo trimestre 2013 alle spalle la situazione non sia mutata, tutt’altro. Nel recente I Rapporto sul mercato immobiliare, rilasciato da Nomisma, il 2013 dovrebbe vedere un calo generale, per tutti i comparti, del 5 per cento; mentre nel 2014 la flessione si dovrebbe invece attestare poco al di sotto del 4%. Le prospettive per il biennio 2013-2014 difatti non sono ottimistiche, dato che non si intravvedono miglioramenti relativi al reddito delle famiglie, ai livelli occupazionali, alle erogazioni degli istituti di credito.

Di fronte a questi dati, la lettura è duplice. Da un lato, è ormai indubbio che il sistema bancario, che indirettamente e direttamente controlla il settore immobiliare italiano, sia il vero ago della bilancia nel rilancio, nel medio termine, del mercato immobiliare. Come ben rilevava Fabio Bolognini, nel suo blog, i grandi gruppi bancari italiani, ma non solo, sono già alle prese con le rettifiche di bilancio sui crediti alla clientela, molte delle quali legate a situazioni di sofferenza immobiliare.

L’altro aspetto è una semplice riflessione: siamo sicuri che la crisi del modello immobiliare italiano, fondato sul debito, sulla costruzione “selvaggia” basata sulla convinzione di un riassorbimento dello stock immobiliare con ogni situazione di mercato, e sulla semplice rivalutazione, sia davvero un male? Io non credo, tutt’altro.

L’Italia è piena di immobili, ma è priva di prodotti immobiliari vendibili sul mercato.

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