Andrea Tavecchio
Fisco e sviluppo
15 Aprile Apr 2013 0835 15 aprile 2013

La caccia alle streghe (di mare)

Italia: terra di santi, poeti e di ex-navigatori a guardare bene il disastro della nautica degli ultimi anni. Analizzando i dati disponibili (fonte Osservatorio Nautico Nazionale) ci si rende presto conto della portata del fenomeno; - 26% ormeggio annuali, -34% ormeggi in transito, -39% per gli ormeggi a gestione pubblica, -56% la spesa dei diportisti sul territorio, - 21% il fatturato del settore charter. Nel 2012 la spesa complessiva dei diportisti è scesa del 56% rispetto al 2011, passando da circa 1,1 miliardi di euro a poco più di 484 milioni di euro. Un disastro.

Tra “tassa sul lusso” introdotta in Sardegna (che ha fruttato la metà dei costi di esazione ed è poi stata abolita nel 2009 in quanto incompatibile con i principi dell’Ordinamento Comunitario), redditometro e nuova tassa di stazionamento (in vigore da maggio 2012) gli effetti non hanno stentato a palesarsi.
Ma se il diportista piange e si disfa dell’oggetto del suo amore, sono gli operatori della nautica e dell’indotto turistico quelli che se la passano peggio. E non stiamo parlando solo di grandi cantieri e lussuose marine, si tratta di artigiani, ristoratori, operatori del turismo e delle grandi manifestazioni che gravitano attorno alla nautica.

Purtroppo è oramai chiaro che chi va per mare per diletto in Italia non è percepito come una risorsa da attrarre – come fanno molti Paesi del mediterraneo - ma come un soggetto in fuga dai propri obblighi contributivi. Tutto sbagliato perché bisognerebbe leggere la realtà per quello che è: il turismo nautico non è differente da ogni altro tipo di turismo e i diportisti – non me ne vorranno i lettori della rivista – in molti casi non sono poi così diversi dai camperisti, per esempio.

A questo punto la percezione di un accanimento ingiustificato sulla nautica è talmente diffusa che solo un deciso intervento avrebbe la forza di cambiare le cose. Avanziamo su queste colonne una proposta. Aboliamo redditometro che deprime i consumi senza colpire gli evasori e modifichiamo il Modello Unico delle persone fisiche inserendo anche una situazione patrimoniale (come accade in molti altri Paesi occidentali tra cui la Svizzera) in modo che dalla dichiarazione dei redditi si possa confrontare, anno per anno, il reddito netto complessivo disponibile con le dotazioni patrimoniali esistenti. Quasi tutti dati – e qui sta la beffa oltre al danno - in gran parte conosciuti dal fisco.

In contropartita per il cambiamento, veramente epocale, del Modello Unico bisognerebbe accorciare i termini di accertamento sulle persone fisiche, che hanno vissuto – indipendentemente dal dalla loro fedeltà fiscale - questi ultimi anni in un clima ostile ai consumi e agli investimenti. Cambiare il redditometro per avere un rapporto più moderno e di stampo europeo con il fisco permetterebbe, non solo alla nautica, di invertire la rotta e tornare a crescere.

Editoriale uscito su Yachts and Sail - twitter @actavecchio


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