Costanza Romagnoli
Diario lirico viennese
15 Aprile Apr 2013 2052 15 aprile 2013

Malinconia

Posto oggi quello che ho scritto 3 giorni fa.


Milano – Vienna

Qualche volta ci vuole una forza sovrumana.
Sono di nuovo sul trenino Malpensa Express, sto per partire, mancano pochi minuti.
Diretta a Malpensa per tornare a Vienna. È da tre anni che uso il verbo “tornare” quando mi riferisco alla capitale austriaca e “andare” quando parlo di casa mia. Mi sto chiedendo ora se ha senso.
Questa volta a casa non è stato tutto bello, anzi ho sofferto e mi sa che soffrirò ancora di più da sola.
In questi mesi due uomini mi hanno spezzato il cuore, e l’ultimo mi ha fatto male, molto male. Tutti mi hanno detto di superare il dolore buttandosi completamente nello studio, il canto.
Ora non è più certo neanche quello.
Trenino partito.
Mi sento così vuota, così povera, così nulla, da volermi ripiegare all’interno e sparire.
Non mi voglio perché non mi vogliono gli altri.
Forse dovrei smettere tutto e cominciare una nuova vita, intraprendere una nuova strada, ma con che coraggio? Poi quale strada? Se avessi la risposta forse potrei farlo, ma non ce l’ho.
Il cielo è grigio, ma gli alberi sono rosa, sono fioriti. Le foglioline spingono e alcune macchie verde acido e verde chiaro si intravedono dal treno. Vorrei che la risposta me la dessero loro: i fiori, l’erba e le foglie che mi accarezzano la vista in questa mezz’ora di tragitto.
È incredibile, se penso a com’ero felice due mesi fa, ero follemente innamorata, il canto mi sembrava andasse bene, ero ancora in casa mia, aspettavo impaziente la primavera, ero appena stata assunta battendo più di 400 persone e c’era ancora il mio cane. In soli 40 giorni è come se da rosa fossi diventata grigia. Non sono più sicura di canto, non ho più il mio amore, ho cambiato casa, il mio cane è morto, la primavera, anche se siamo a metà aprile, non arriva prepotente.
L’unica cosa che è rimasta invariata è il lavoro, non che sia una meraviglia, ma c’è. Domani dalle 17 alle 23 e 30 sono a servire ai tavoli del locale - ristorante Joma in centro a Vienna. Un posto nuovissimo e molto apprezzato sia per la cucina che per l’atmosfera e modestamente la bravura e simpatia del personale. Anzi, se passate da Vienna ve lo consiglio vivamente.
Sono quasi arrivata a Malpensa.

Vienna
È il 13 aprile, sono a casa della mia amica Helena. È un appartamento delizioso, sono seduta in cucina e guardo fuori dalla grande finestra che si affaccia proprio sul giardino del Belvedere. Il tempo è bello, ma molto nuvoloso e ventoso.
Guardo gli alberi che nascondono il castello e mi chiedo: dov’è il mio posto?
Oggi ho studiato Bach e non posso negare a me stessa che quando canto godo e soffro.
Oggi la voce non è perfetta la sento stanca, come se somatizzassi tutto il mio stress sulle corde vocali e questo mi incupisce.
Ieri ho incontrato una mia amica bosniaca appena tornata dopo essere stata eliminata in semifinale dal concorso di canto in Polonia dedicato alla cantante Ada Sari.
Abbiamo parlato e tutto è complicato.
Vogliamo cantare, ma vivere di canto è così difficile, il punto è che bisognerebbe vivere di altro per cantare, ecco perché finiamo tutti a fare i camerieri.
In realtà non ho ancora una risposta valida a quale potrebbe essere un’alternativa, forse è solo arrivato al capolinea questo momento di vita e forse posso rimanere nel canto lirico cambiando solo qualcosa.
L’importante è essere sicuri di sé ed è proprio qui che pecco, io non lo sono assolutamente.
Un piccolo esempio me l’ha dato proprio Dzenana; lì al concorso c’era una ragazza brutta grassa, ma dalla voce importante, sul palco si sentiva una regina e ce l’ha fatta, ha vinto.
Bisogna sentirsi grandi, per ora io mi sento non piccola, ma minuscola e non so bene come fare a cambiare atteggiamento.

A presto.

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