Vincenzo Maddaloni
Step by Step
16 Aprile Apr 2013 1032 16 aprile 2013

Guarda chi si rivede, Pol Pot

Il 17 aprile sarà l’anniversario (1975) dell’ingresso a Phnom Penh, capitale della Cambogia, dei Khmer Rossi di Pol Pot. Parlare del genocidio cambogiano oggi, a quarant’anni di distanza, potrebbe creare più di un imbarazzo.

Henry Kissinger

La grande maggioranza di coloro che oggi hanno tra i venti e i trent’anni e anche di più, non saprebbe cosa dire, né sarebbe in grado di esprimere un’opinione su ciò che avvenne negli anni Settanta in Cambogia. Il 17 aprile sarà l’anniversario (1975) dell’ingresso a Phnom Penh, capitale della Cambogia, dei Khmer Rossi di Pol Pot, il sanguinario Fratello Numero Uno del famigerato partito unico che diede vita alla Kampuchea Democratica .

Nel calendario del fanatismo, quello fu l’Anno Zero che segnò l’inizio del massacro sistematico di due milioni di persone, un quinto della popolazione della Cambogia. Naturalmente l’anniversario non verrà celebrato se non dai sopravvissuti, dai parenti delle vittime i quali ricorderanno che il malvagio Pol Pot nonostante tutti gli orrori che in suo nome sono stati commessi è morto impunito.

Per i gestori del potere occidentale, Pol Pot e il Partito Comunista di Kampuchea è come se fossero rimossi dalla Storia. Eppure, senza la complicità dell’Occidente, l’Anno Zero non ci sarebbe mai stato, né la minaccia del suo ritorno sarebbe perdurata per tanto tempo. I documenti declassificati del governo degli Stati Uniti, lasciano pochi dubbi sul fatto che il bombardamento segreto e illegale dell’allora neutrale Cambogia da parte del presidente Richard Nixon e di Henry Kissinger, tra il 1969 e il 1973, abbia causato tanta morte e devastazione, da essere un aiuto fondamentale per la presa del potere di Pol Pot.

«Usano i danni provocati dagli attacchi dei B-52 quale tema principale della loro propaganda», riportava il 2 maggio 1973 il direttore delle operazioni della CIA. «Quest’approccio ha portato al riuscito arruolamento di giovani. I residenti dicono che la campagna propagandistica è stata efficace presso i rifugiati delle aree oggetto degli attacchi dei B-52».

Il museo del genocidio del popolo cambogiano

Nei bombardamenti, equivalenti a cinque Hiroshima, Nixon e Kissinger uccisero circa mezzo milione di persone in prevalenza contadini. L’Anno Zero iniziò, in effetti, con il loro bombardamento, senza il quale non ci sarebbe stata la nascita di un piccolo gruppo settario, i Khmer Rossi, una combinazione di maoismo e medievalismo che raggiunse il potere sebbene non avesse una base popolare. Dopo due anni e mezzo di governo del terrore, i Khmer Rossi furono rovesciati dai vietnamiti nel Natale 1978. Nei mesi e negli anni che seguirono, Stati Uniti, Cina e i loro alleati, in particolare il governo inglese di Margaret Thatcher, continuarono a sostenere Pol Pot in esilio in Thailandia.

Una delle ultime immagini di Pol Pot in esilio in Thailandia

Perché lo sostennero? Perché era il nemico del loro nemico: il Vietnam, la cui liberazione della Cambogia non avrebbe mai potuto essere riconosciuta, perché venuta dalla parte sbagliata della guerra fredda. A tale proposito significativa fu, durante il processo del 1999, la dichiarazione dell’avvocato cambogiano che difendeva Ta Mok, il leader militare dei Khmer Rossi catturato l’anno precedente. L’avvocato disse senza mezzi termini: «Tutti gli stranieri interessati devono essere chiamati alla sbarra, e non ci saranno eccezioni. Madeleine Albright, Margaret Thatcher, Henry Kissinger, Jimmy Carter, Ronald Reagan e George Bush. Abbiamo intenzione di invitarli a dire al mondo perché supportavano i Khmer Rossi.». Qualcuno tra gli “invitati” nel frattempo è morto, gli altri continueranno a tacere.

www.vincenzomaddaloni.it

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