Mekong Wave
17 Aprile Apr 2013 0658 17 aprile 2013

Spruzzi d'acqua per il nuovo anno

di Alessandra Chiricosta* per Mekong Wave

L’entrata del Sole nella costellazione dell’Ariete segna l’inizio del nuovo anno in molti Paesi del Sudest asiatico, e non solo: Thailandia, Laos, Birmania, Cambogia, ma anche Assam, Bengala, Kerala, Manipur, Nepal, Orissa, Punjab, Sri Lanka, Tripura e alcuni gruppi etnici minoritari (come i Dai nello Yunnan Cinese o i Tai in Vietnam) festeggiano la fine del vecchio anno e l’inizio di quello nuovo proprio nel segno di questo cambiamento astrologico. Originariamente questo andava a coincidere con l’equinozio primaverile, ma dato che il calendario indiano non tiene conto del fenomeno della Precessione degli equinozi, la data che indica il passaggio dal vecchio al nuovo anno si è spostata da marzo ad aprile.

Al giorno d’oggi, poi, si sono scelte delle date precise del calendario Gregoriano per segnare l’inizio dei festeggiamenti (che variano da tre a dieci giorni, a seconda delle località, ognuno dei quali è contraddistinto da una particolare ritualità) intorno al 13-14 di aprile. L’origine di questo capodanno, che, nei Paesi del Sudest asiatico, cade nel mese più caldo dell’anno e segna la fine della stagione secca, è da ricercarsi nel calendario Hindu. Sebbene molte delle etnie che popolano il Laos, la Thailandia e la Birmania provengano dal sud della Cina, e abbiano mantenuto la computazione luni-solare tipica di quell’area, la determinazione del capodanno su sola base solare riporta alla grandissima influenza culturale che l’India, soprattutto del sud, ha esercitato sui nascenti regni del Sudest asiatico (con la sola eccezione del Vietnam del nord), che,non a caso, vennero definiti 'regni induizzati'. Ed è alla mitologia indiana che si ispirano i racconti di fondazione del capodanno, che presentano varianti date dalla sincretizzazione con le diverse culture, soprattutto nei nomi, e dalle differenti esigenze locali,ma che conservano una matrice riconoscibile.Secondo la versione birmana, Arsi, re dei Brama perde una scommessa con il re dei Deva, Sakra (Thagya Min), e viene quindi da questi decapitato, secondo quanto pattuito. Al posto della sua, sul collo di Arsi viene posta la testa di un elefante, ed il dio diviene così Ganesha. Ma la testa del dio è troppo potente per poter essere sopportata da qualsiasi luogo: se venisse gettata nel mare,lo prosciugherebbe; se toccasse la terra, la arderebbe; se venisse lanciata il cielo, lo farebbe incendiare. Così dodici principesse Devi vengono scelte per prendersi cura della testa,ciascuna per un anno. Il capodanno segna il passaggio della testa di Arsi dalle mani di una principessa all’altra. Non a caso molti dei termini con cui, nelle diverse lingue, si indica questo capodanno richiamano un senso di 'movimento', 'cambiamento': Songkran in Thailandia; Moha Songkran -con cui ci si riferisce, più precisamente, alla fine del vecchio anno in Cambogia; Thingyan in Birmania; Thamizh Puthaandu e Thamizh Varusha nelle zone Tamil.In Laos,invece, prende direttamente il nome di Koudsongkhane, ovvero Festa dell’Acqua, in riferimento all’elemento che nelle celebrazioni di tutti questi Paesi riveste il ruolo prioritario. Manifestazione comune in queste giornate di festa è di lanciarsi reciprocamente copiose quantità d’acqua secondo modalità che mutano leggermente nel tempo e nello spazio. Se in Thailandia è l’aspetto più ludico e festaiolo ad aver prevalso, in Laos e in Birmania si conserva un tratto più tradizionale e familiare, che prevede che siano i figli a bagnare il capo ai genitori, in segno di rispetto - ciò non toglie che chiunque per strada possa essere soggetto a copiose innaffiate, decisamente gradite in un clima torrido. L’usanza di bagnare il capo si richiama alla cura che le principesse Devi hanno per la testa di Arsi, che deve essere da loro lavata. Non è difficile riscontrare in ciò una motivazione mitica dell’alternarsi della stagione secca e di quella delle piogge: la testa di Arsi, portatrice di un fuoco insopportabile per qualsiasi elemento, deve essere preservata e contenuta dall’acqua, il cui arrivo imminente viene auspicato e festeggiato nel momento più caldo dell’anno.

La versione Laotiana del mito cambia alcuni personaggi: qui è Thammabane, un ragazzo figlio di contadini molto saggio e in grado di comprendere il linguaggio degli uccelli, ad essere sfidato dal dio del cielo Kabinlaphom. Essendo venuto a conoscenza della fama di Thammabane, Kabinlaphom lo sfida a rispondere a tre quesiti:1) qual è il punto più pulito e splendente del corpo al mattino? 2) qual è il punto più pulito e splendente del corpo durante il giorno? 3) qual è il punto più pulito e splendente del corpo alla sera? Anche qui la posta in gioco è la decapitazione. Thammabane non riesce a rispondere subito, e chiede tre giorni di tempo. In questi riesce ad ascoltare dei discordi di alcuni uccelli, che gli danno le giuste soluzioni: 1) è la faccia, che al mattino viene lavata 2) è il petto, dopo il bagno di mezzogiorno 3) sono le gambe, che ci si lava prima di coricarsi. Il seguito riprende il mito Hindu: saranno le sette figlie di Kabinlaphom a prendersi cura della testa, custodita in una caverna del monte Khanthoumali, recandosi, una ogni anno, a cospargerla d’acqua (si mantiene l’usanza in Laos di costruire stupa di sabbia che rappresentino il monte). Per gratitudine rispetto al pericolo scampato, Thammabane libera gli uccelli imprigionati. Il mito viene dichiaratamente situato prima dell’arrivo del Buddismo, della cui influenza risente esplicitamente: nel privilegiare la componente umana rispetto a quella divina e nella liberazione degli uccelli e di altri animali, solo per citare due esempi. In realtà tutti i Paesi del Sudest asiatico continentale soggetti all’influenza della cultura indiana hanno, in un secondo momento, assorbito il Buddismo Theravada, assai fecondo nell’India del Sud, creando degli interessanti ed articolati sincretismi sia con l’Induismo precedentemente accolto, sia con le proprie religioni autoctone. Così durante il capodanno, in tutti questi Paesi si usa recarsi per un periodo di purificazione e meditazione (in genere per tre giorni) in una pagoda, rispettando gli otto precetti, ascoltando le indicazioni dei monaci e lavando le statue del Buddha.

L’elemento autoctono è decisamente evidente nei giochi Khmer che hanno luogo durante questo periodo in Cambogia, in cui si mette alla prova l’abilità fisica e mentale dei partecipanti, in una dimensione di ‘rito di passaggio’ alleggerito da un’ampia componente ludica.Tres. Un gioco che consiste nel lanciare ed afferrare una palla con una mano,mentre con l’altra si tiene un numero sempre crescente di bastoncini.Chol Chhoung. Un gruppo di dieci o venti ragazze fronteggia su di una linea altrettanti ragazzi. Ci si lancia reciprocamente il chhoung che,appena afferrato, deve essere rapidamente rilanciato dall’altra parte.Se qualcuno viene colpito dal chhoung, tutto il gruppo a cui appartiene deve danzare per riottenerlo,mentre gli antagonisti cantano. Questo gioco viene praticato anche in altri Paesi dell’areaChab Kon Kleng. Durante la prima notte dei festeggiamenti, viene scelta una persona di costituzione robusta per interpretare il ruolo di una gallina, che protegge i suoi pulcini dall’attacco di un corvo, rappresentato da un’altra persona. Mentre gli astanti cantano per contrattare, il corvo cerca di catturare più pulcini possibili, che si nascondono dietro la chioccia.Bos Angkunh. Due gruppi di ragazzi e ragazze lanciano i loro angkunh (seme di un frutto non commestibile, che somiglia ad una rotula) per colpire i capi angkunh dell’altro gruppo che sono posti sul suolo proprio sulla rotula. Leak Kanseng. Un gruppo di bambini siede in circolo. Una persona cammina intorno al cerchio portando un kanseng (tipico fazzoletto Cambogiano) arrotolato in una forma circolare e cantando. Cerca, quindi, di mettere di nascosto il kanseng dietro le spalle di uno dei bambini.Se questi se ne accorge,deve prendere il kanseng e colpire con esso la persona che gli siede accanto.

*Alessandra Chiricosta e' filosofa, storica delle religioni specializzata in culture del Sudest asiatico continentale dell’Asia Orientale. Ha compiuto studi e ricerche sul campo in queste aree. Per maggiori info clicca qui

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