Kaleidoscopio
19 Aprile Apr 2013 1354 19 aprile 2013

Il nostro capro espiatorio: l'euro.

Il nostro capro espiatorio: l’euro.


Ogni generazione ha il proprio capro espiatorio. Quello della nostra è sicuramente l’euro. Basta scendere nel bar sotto casa per comprendere come la moneta unica sia divenuta per molti semplici cittadini (e forse anche per qualche politico improvvisato) la panacea di tutti i mali. Con l’obiettivo di vederci chiaro, mi sono domandato se davvero l’introduzione dell’euro abbia causato un esponenziale aumento dei prezzi. Da bambino con 5.000 lire mi sentivo un re, ora con 2,56€ non riesco neanche a fare colazione! L’euro ci ha davvero reso più poveri in questi 11 anni, corrodendo il nostro potere d’acquisto?


Grafici alla mano, apprendo che l’inflazione media dell’area euro nel 2002, anno dell’introduzione dell’euro, è stata del 2,3%, esattamente come l’anno precedente. Questo vuol dire che se mi fossi recato in un supermercato nel 2001 con 100 euro per acquistare un determinato paniere di beni, nel 2002 avrei avuto bisogno di 102,3€ per acquistare la stessa quantità. Dunque, ad una lettura attenta dei dati, mi sembra che l’aumento dei prezzi sia dovuto più ad un normale aumento dell’inflazione corrente che all’introduzione del nuovo conio. In realtà, dai dati Eurostat, desumo che l’incidenza dell’introduzione della moneta unica sull’inflazione è stata tra lo 0,1-0,3%: in soldoni, su 100 €, l’aumento dei prezzi, imputabile all’euro, è stato di 30 centesimi. Ancora non ci credo. Mi documento meglio. E’ impossibile che l’euro non abbia responsabilità: mia nonna me lo ricorda ogni giorno!

Ecco. Mi sembra di aver trovato l’inganno: i valori che ho citato sopra sono valori medi e Trilussa con la storia della “media del pollo”, ci ricorda bene che la media trae in inganno. Noi paghiamo “prezzi effettivi”, non “prezzi medi”, quindi il nostro esborso è diverso dall’esborso medio. Questo in parte è vero. Da una ricerca della Direzione Generale Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, comprendo come l’introduzione dell’euro abbia portato ad aumenti considerevoli in determinati settori: in particolare in bar, ristoranti, negozi di abbigliamento ed servizi di cura alla persona. I maggiori rincari si sono registrati soprattutto nei negozi locali e nei servizi di quartiere che hanno approfittato della moneta unica per aumentare i prezzi. Non si può dire la stessa cosa per i generi alimentari e per le imposte. Il punto importante è che l’introduzione dell’euro – di per sé- non ha avuto un’incidenza diretta sull’inflazione e sul del costo della vita. Per essere chiari: con l’introduzione dell’euro, sicuramente il caffè al bar mi costa di più che in passato, ma il volo aereo, grazie al mercato unico, è sicuramente più basso. Nel complesso, io cittadino medio ci ho guadagnato.


C’è ancora qualcosa che non mi convince. Perché tutti pensano che l’euro sia responsabile dell’aumento dei prezzi e i dati dicono il contrario? Ci sarà un tranello da qualche parte! In realtà, analizzando il grafico sottostante, noto una differenza considerevole tra inflazione percepita ed inflazione effettiva. E’ incredibile. Questo vuol dire che noi cittadini percepiamo un aumento dei prezzi superiore a quello effettivo solo perché il prezzo di alcuni acquisti frequenti e di importo limitato (come il pane, il parrucchiere o il biglietto del teatro) è aumentato in maniera anomala. La percezione dell’aumento dei prezzi è dovuta soprattutto a quanto noi paghiamo quotidianamente in contanti: quindi se i prezzi di un computer in questi 11 anni sono diminuiti non ci facciamo caso, perché è un acquisto che facciamo di rado.


Non ci posso credere: vuoi vedere che l’euro è una gran trovata? A quanto pare, grazie a questa moneta i paesi che lo hanno adottato, hanno avuto notevoli benefici:

1) Trasparenza dei prezzi ed eliminazione costi di cambio: io posso acquistare tutto quello che voglio in Italia o in Germania, senza dover fare conversioni sulla base di tassi fluttuanti; anzi le imprese dei diversi paesi, essendo in concorrenza diretta, sono costretti a farmi pagare di meno; prima dell’introduzione dell’euro, i costi di transazione per le operazioni di cambio ammontavano all’1% del Pil dell’UE;

2) Inflazione ridotta ed una moneta stabile: con l’euro la Banca Centrale Europea mira a tenere l’inflazione intorno al 2%. Questo vuol dire che io posso fare previsioni piuttosto veritiere sul mio futuro; posso risparmiare i miei soldi senza il rischio che il mio risparmio sia eroso da un’inflazione eccessiva; posso investire in Europa calcolando quasi certamente il ritorno del mio investimento;

3) Tassi d’interesse ridotti: l’introduzione dell’euro ha consentito un miglior accesso al credito ai cittadini rispetto a quanto avveniva in passato: ad esempio, secondo dati Eurostat, un Greco in 15 anni avrà un risparmio complessivo di 55.000€;

4) Maggiore integrazione per i mercati finanziari: grazie all’euro, posso investire dove voglio, dove magari ho i migliori rendimenti; è stato calcolato che tra il 1997 ed il 2005 quasi il 30% dei portafogli dell’area euro è detenuto da cittadini con nazionalità diversa rispetto al paese di emissione; l’euro funge da catalizzatore per l’integrazione finanziaria, incrementando l’efficienza dell’economia, ammortizzando gli shock dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari; il volume delle obbligazioni emesse in euro è riuscito a superare quelle del dollaro sui mercati internazionali;

5) Maggior impulso agli scambi: è stato stimato che l’euro abbia favorito gli scambi nell’area UE tra il 5-15%, facendo dell’area euro la più grande potenza commerciale al mondo. Posso produrre in Grecia e vendere in Italia senza problemi o viceversa;

6) Un grande simbolo comune: quando incontro un mio collega francese o tedesco, nella tasca dei pantaloni ci risuonano le stesse monete.


Ecco. Forse ora ho capito tutto e sono in grado di spiegare a mia nonna perché l’euro è una grande trovata. Ai policy-maker, invece, chiedo di fare presto con l’unione bancaria e politica dell’Europa, per non esporre le nostre finanze pubbliche alla speculazione internazionale. Ma questa è un’altra storia.

Nb. Se doveste trovare delle inesattezze e delle imprecisioni nel post, prego loro di segnalarle qui sotto. Sarò ben felice di correggerle. A volte, fedeli all’analisi dei dati, si mette da parte il cuore e l’intelletto. #nonsaromaiuneconomista

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