Davide, Alessandro e Andrea
Failcaffè
21 Aprile Apr 2013 1526 21 aprile 2013

Dalla vocazione maggioritaria alla vocazione suicida

Con 50 giorni ritardo, e dopo aver offerto un penoso, per usare un eufemismo, spettacolo, Pierluigi Bersani si è dimesso da segretario del Partito democratico.

Non mi unirò al coro di quanti adesso si dispiacciono e rattristano per la decisione, anzi, avessi una bottiglia di champagne la stapperei pure.

L’uomo paga l’essere stato assolutamente inadatto, ha infilato una serie di errori che mi hanno quasi fatto perdere i pochi capelli che mi sono rimasti: in un mese e mezzo è riuscito ad ottenere una non vittoria, un non incarico, un non governo, ben due non presidenti, e, in zona cesarini, la disponibilità di un novantenne ad un secondo mandato, a condizione di fare un bel governo con Berlusconi!

Un pirla avrebbe fatto meglio.

Un deficiente, avrebbe scelto una linea, e l’avrebbe portata fino in fondo: elezioni, o accordo con il Pdl; Pierluigi Bersani è rimbalzato come una pallina del flipper da una parte all’altra, senza dimenticare di farsi insultare da un comico titolato a dare patenti di moralità.

Non datemi dello sciacallo, sono solo uno che ha vagonate di senno di prima. Gli sciacalli non sono quelli che, chiaramente, si sono opposti ad una idea di partito, una linea di alleanze, ad un candidato alla presidenza della Repubblica, bensì quelli che appoggiano all’unanimità un segretario (alle primarie, dopo le elezioni nel farsi umiliare da un Vito Crimi qualsiasi, nello scendere a patti col Caimano, quindi nel cambiare linea e appoggiare Prodi), salvo poi tramare nell’ombra e far volare i lunghi coltelli nel segreto dell’urna.

Quando sento i “bersaniani” accusare i “dalemiani” ed i “popolari”, mi viene da ridere. C’era chi ha contestato certe logiche e certe persone, e chi le ha volute perpetuare: il minimo è che subiscano, in un non dico dignitoso (perché non c’è dignità, in quel che è successo), ma quantomeno pudico, silenzio, le conseguenze.

La storia è nota, il procedimento è stato lo stesso in altre occasioni, e spiega tanto delle batoste degli ultimi 15 anni.

Il punto è che questi se ne devono andare, e basta. Sono giunto alla conclusione che il problema principale non siano le idee, c’è proprio un bisogno improcrastinabile di rottamare persone.

Basta con cattolici, ex ds, giovani turchi, post-damemiani, pre-gramsciani e compagnia bella, a me (e non solo a me) piacerebbe un partito di “democratici”, e, così ad occhio e croce, credo ce ne siano davvero pochi. Gli ex-qualcosa hanno distrutto, con accanimento scientifico, la sinistra italiana, come non ha saputo fare nemmeno Berlusconi, al quale, per inciso, stanno per riconsegnare le chiavi del Governo, vuoi con le larghe intese, vuoi con nuove elezioni, perché, a questo punto, le perderemmo sonoramente anche candidando Gesù Cristo.

Gli ex-qualcosa sono i mandanti dell’omicidio-suicidio dell’unico partito che esiste in Italia, ed hanno nomi e cognomi, e, forse, dopo l’ennesimo giro, dovremmo andare a prenderli uno ad uno, per un sano processo sommario.

Detto da uno che non può essere tacciato di giustizialismo.

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