Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
21 Aprile Apr 2013 2126 21 aprile 2013

Grillo da “cura” a ennesima malattia della democrazia.

Persino Margaret Thatcher, se fosse stata ancora viva, sabato sera avrebbe dato ragione a Karl Marx, secondo cui

la storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.

Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica con 738 voti, da chi rappresenta certamente la maggioranza degli Italiani. Secondo Beppe Grillo si è trattato di un golpe, contro il quale reagire con una Marcia su Roma. Forse Lady Thatcher si sarebbe anche chiesta perché tanti suoi connazionali morirono per levarci dai piedi l’autore della Marcia su Roma originale.

Send in the clowns, sopra l’immagine di Grillo che veniva ad affiancare Berlusconi, era stato il titolo con cui l’Economist commentò l’esito delle nostre elezioni politiche, ma ieri ha sbagliato chi ha pensato che la dichiarazione di Grillo fosse l’ennesima boutade del buffone a cui per tradizione è concesso di dire tutto, anche parlare di una Marcia su Roma farsa che non rischierebbe di trasformarsi a sua volta in tragedia.

Beppe Grillo ha dimostrato di non appartenere alla democrazia, perché Napolitano è stato regolarmente eletto con una larga maggioranza da chi a sua volta era stato regolarmente eletto dal popolo italiano. Non ci sono scuse, non ci sono frottole da raccontare, chi incita alla rivolta contro i risultati di un voto, perché ha perso, arrivando ad evocare il tabù della Marcia su Roma, ma poi furbescamente facendo marcia-su-Roma indietro e degradando il golpe a golpettino, perché non ha trovato consenso delle masse, è un arruffapopolo pericoloso, come chiunque manchi di rispetto alla volontà popolare, che non è l’infantilismo delle Quirinarie o del web assurto a divinità.

Non voglio certo spingere nessuno a lodare il porcellum, ma non c’è alcun dubbio che chi ha votato Napolitano rappresentasse la maggioranza del Paese. Non mi devo arrovellare il cervello per chiedermi come avrebbero reagito Sandro Pertini o Leo Valiani.

Incitando ad una nuova Marcia su Roma ieri Beppe Grillo ha dimostrato inequivocabilmente di essere un rischio per la democrazia. È stato un segnale premonitore da non sottovalutare, da un putsch di Monaco, da quella che sembra una bravata da birreria, può nascere il peggio. Il solo parlare di Marcia su Roma va sanzionato con l’ostracismo.

Lady Thatcher avrebbe saggiamente concluso che, in un Paese in cui la serietà alberga raramente e che in questo senso no, non è rappresentato adeguatamente da Giorgio Napolitano, non si sarebbe dato peso adeguato all’intollerabile comportamento di Grillo, dandogli implicitamente il via libera a ripetersi un’altra volta, quando la debolezza delle nostre istituzioni potrebbe vederle travolte come nel 1922.

Mi auguro che il comico, che da tempo ha smesso di far ridere, non verrà più chiamato al Quirinale per alcuna consultazione, da qualcuno che considera golpista. Tra l’altro non si è nemmeno degnato di candidarsi alle elezioni e tratta i suoi eletti come un gregge di pecore, comportamento per questi ultimi poco onorevole.

Di tutto aveva bisogno l’Italia, salvo che di un’altra scheggia impazzita e del disprezzo ulteriore per le regole, per la democrazia e per la storia.

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