Cosimo Pacciani
La City dei Tartari
21 Aprile Apr 2013 1149 21 aprile 2013

Questo non è un fiume, ma un mare. Di futuri

Spero che l’ultima settimana di assassini politici e di scene degne di una versione ciociara di Homeland sia servita a renderci conto di una cosa, essenziale, fondamentale: non siamo lungo un fiume, non siamo in una situazione dove le idee ed i pensieri scorrono in un alveo ordinato e dove il potere si alterna sulle due rive e dove ci sono sempre persone intente ad aspettare cadaveri piu’ o meno eccellenti od intente a costruire ponti, maniere per comunicare con l’altra riva. L’Italia e’ una costa su un mare aperto, pieno di insidie, di venti e direzioni e, come Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere, una volta scaraventati in un medioevo del pensiero senza remore o soluzione di continuita’, forse abbiamo anche perso la nave per la modernita’.

Si, ve lo annuncio, sommario ed autorevole, non siete sulla riva di un torrente stagionale, ma su una costa che guarda ad un orizzonte di marosi, colori scintillanti di un sole dell’avvenire che, come sempre, tramonta sempre in un luogo irraggiungibile, all’orizzonte. Alle vostre spalle, lo sapete, perlomeno per ora, ci sono solo rovine, bande di warlords di mille partiti ad personam, ad titulum, ad straminchiam. Il mare o la battaglia senza speranza. Che, in soldoni, in pratica, al di fuori delle metafore marinaie (sic!), vuol dire una nuova fuga dalla politica, da parte delle persone che ancora oggi ci credono, nel cambiamento, ma che reputano il costo personale e privato troppo alto, o vorra’ dire un nuovo inizio. Si riparte, si deve ripartire, spero dopo un periodo di relativa calma bandolera (lasciamo che ora si spacchino tutti la testa su un Governo del Presidente, etc), da tutto quel positivo, dall’energia delle Primarie, dalla forza della coerenza che riconosco in alcuni, pochissimi politici amici. Forse, con meno furia. A modino, si dice a Firenze. Perche’ qui siamo di fronte al mare, al pelago, e dobbiamo costruire queste navi, idee che guidino le persone, piuttosto che avere leaders da seguire, qualsiasi idea abbiano, nella confusione fra quello che noi vediamo e quello che i leader politici pensano di vedere.

Il futuro di un pensiero unificante e di un movimento democratico, e, esagerando un attimo, il futuro del paese, risiedono su questa rivelazione: non siamo qui ad aspettare cadaveri od a prendere lo slancio per lanciarsi nella corrente del torrente. Siamo qui, dobbiamo, disperatamente, voler essere qui per costruire un futuro, per un paese dove non esiste piu’ la sfiducia e dove, ancora una volta, ci affidiamo a persone demograficamente oltre la soglia dell’aspettativa media di vita. Forse, dovremmo affidare la presidenza, invece che ad un 88enne, a due 50enni, a 10 bambini di 8 anni. Perche’ il lavoro della politica non e’ pararsi il culo, aspettando la pensione, ma costruire un mondo dove chi oggi va all’asilo, chi oggi entra nella vita, possa trovare un paese all’altezza delle sue aspettative, dei suoi sogni. E, lo dico da padre, niente infonde piu’ speranza e bellezza in un bambino della prima volta che vede il mare ed un tramonto infuocato. Vedono una metafora delle opportunita’, nello scontro di correnti e di flussi magmatici di acque calde e fredde. I fiumi e le correnti unidirezionali sono ostacoli.

“A volte, quando sono in barca, cerco la corrente che mi porti lontano, via da tutto. A volte, si deve cercare, in maniera quasi forzosa, una terra nuova. Un posto dove rifare tutto a modino. O girarsi, riguardare la terra devastata e cominciare, mattone su mattone, parola per parola. Capito, fava?”
K.J. Okker – Il Futuro e’ Magma

SOUNDTRACK
The Waterboys – This is the Sea
http://www.youtube.com/watch?v=pU00jvfCUJk

Parquet Courts – Careers in Combat
http://www.youtube.com/watch?v=Suwsj_qyEJg

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