Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
21 Aprile Apr 2013 2038 21 aprile 2013

Rapporto OCSE – Aiuti allo sviluppo agli sgoccioli

Gli aiuti allo sviluppo dell’Italia nel 2012 sono calati del 34,7% rispetto al 2011. Lo si legge nel rapporto dell’Ocse sugli aiuti 2012 presentato la settimana scorsa dall’organismo internazionale. Complessivamente nel mondo l’aiuto allo sviluppo è calato del 4% in termini reali nel 2012, dopo aver registrato già un calo del 2% nel 2011. Secondo l’Ocse alla base della contrazione ci sono i continui tagli di bilancio dovuti alla crisi economica, soprattutto in Europa. Il segretario generale dell’organizzazione Angel Gurría ha espresso preoccupazione sottolineando tuttavia che “nonostante la crisi nove Paesi sono riusciti comunque ad aumentare l’aiuto. Spero – sottolinea – che la tendenza generale si inverta mano mano che ci avviciniamo alla scadenza degli obiettivi del millennio nel 2015 “.

Ma Riccardi si difende
“Il calo” degli aiuti allo sviluppo messi in campo dall’Italia “è dovuto a scelte precedenti al governo Monti, per il 2013 grazie al nostro impegno ci sarà un inversione di tendenza positiva”, sottolinea il ministro della Cooperazione Internazionale Andrea Riccardi in una nota. “Per l’Italia – sottolinea – si tratta di un risultato negativo frutto sia delle scelte compiute con l’ultima finanziaria dal governo precedente, sia della fine dell’emergenza umanitaria libica, che conferma una tendenza negativa”.
“Nel 2013, grazie alle risorse aggiuntive previste dall’ultima finanziaria, l’aiuto internazionale dell’Italia registrerà un’inversione di tendenza, raggiungendo lo 0,15%-0,16% del Pil (oggi allo 0,13%, ndr), anche al netto di degli aiuti ai rifugiati e cancellazioni del debito. E’ un dato riportato nel comunicato Ocse essenziale per riacquistare credibilità internazionale verso i partner G8 e le economie emergenti. “Siamo ben lontani – sottolinea il ministro – dall’obiettivo europeo sottoscritto nel 2005, lo 0,7% per il 2015, ma da allora il mondo è cambiato. L’Italia deve aggiornare i propri impegni alla nuova realtà perché siano credibili e realistici soprattutto agli occhi dei Paesi in via di sviluppo, delle economie emergenti e dei Partner G8. Lo scorso hanno l’Italia si è impegnata a raggiungere progressivamente un livello di aiuti in linea con la media Ocse, lo 0,29% del Pil. Ho proposto per questo anno un calendario pluriennale fino al 2017, che il Parlamento sarà chiamato a valutare, per rendere più credibile l’impegno a un graduale riallineamento anche nei prossimi anni. La cooperazione non è un lusso ma una necessità. L’aiuto allo sviluppo può rilanciare la proiezione internazionale del nostro Paese: è un investimento per la crescita”.

Cosa dicono le ONG
Due impegni possibili per Francesco Petrelli, portavoce di CONCORD Italia. “Certo il quadro è cambiato il mondo è in crisi e nuovi paesi si affacciano sulla scena mondiale. Ma alcune cose si possono fare. Ne citiamo due per il nuovo Parlamento.
• Assumere il Piano di riallineamento rispetto agli impegni internazionali per la cooperazione al 2017, che ridia un minimo di credibilità e ruolo all’Italia.
• Far si che almeno una quota percentuale dei proventi della prima forma di Tassa sulle Transazioni Finanziarie internazionali di cui l’Italia si è appena dotata, vengano utilizzate per finanziare progetti di lotta alla povertà e la cambiamento climatico, così come chiedono molte organizzazioni della società civile.
Tutto ciò è possibile se siamo convinti che investire di più nello sviluppo globale, si può e si deve non solo sulla base di principi e valori, ma perché questa è la cosa giusta da fare per combattere la crisi e uscirne assieme”.

Gli orizzonti
E' evidente che il trend verso l’azzeramento degli aiuti non si invertirà nei prossimi anni e con questo le ONG dovranno fare i conti. La crisi economica sembra più una scusa che il vero motivo dell’erosione continuativa dell’aiuto allo sviluppo. Gli orizzonti stanno cambiando e così anche le priorità dei governi. I Brics hanno mostrato chiaramente, nell’ultimo vertice di Durban, la volontà di modificare radicalmente il sistema geo-politico mondiale partendo proprio dalle politiche dedicate agli aiuti allo sviluppo.
L’orizzonte dello 0,7% del Pil fissato con gli obbiettivi del millennio è ormai da alcuni anni anacronistico ed è reso tale non solo dalla crisi ma dal cambiamento dello scenario mondiale e dal processo di ripensamento dell’aiuto che molti paesi stanno elaborando.
La battaglia per continuare ad investire nello sviluppo globale dovrà essere giocata nel percorso post 2015, è da lì che si dovrà partire per riscrivere un sistema futuro dell’aiuto allo sviluppo con la consapevolezza che dovrà cambiare nome e dinamiche rispetto a quello che ogni anno vediamo ridursi nei grafici dell’Ocse.

Ecco nello specifico i dati OCSE DAC pubblicati alcuni giorni fa nel rapporto 2012

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