Alessandro Paris
Margini
21 Aprile Apr 2013 0924 21 aprile 2013

Twitterleft e nuovo realismo

In questi due giorni, come molti, seguivo su twitter le elezioni del Presidente della Repubblica. Ovviamente faccio parte della twitterleft, inebriata dal senso di leggera euforia di chi - da dietro una tastiera - pensa di vederci chiaro, ma resta sull'onda della gratificazione estetica dell'osservatore-anima-bella, che in più pretende di dire la sua, nel cortocircuito tra impotenza sostanziale e presunzione di onnipotenza immaginaria. Se si proiettano nella politica i desideri di onnipotenza, si rischia di rimanere molto insoddisfatti. La politica, come gli altri ambiti della prassi umana, è limitata e abitata dalla medesima finitudine delle nostre esistenze. Accettare la realtà non vuol dire cedervi, ma neppure pretendere di poterla costruire o riparare ex novo. Probabilmente da qui nasce il movimento del nuovo realismo, in filosofia. Dal riconoscimento del limite imposto al desiderio dal principio di realtà; il che implica la consapevolezza che vi è dell’inemendabile, che qualcosa ci resiste ed è complesso, che spesso non è possibile risolvere tutti i problemi. E dunque non prometterlo sarebbe maturo. Talvolta qualcosa si può fare, ma bisogna saper riconoscere fin dove ciò sia concesso. Talvolta non ci si può far nulla, e sarebbe già molto ammetterlo. Tra il posso tutto e il non posso nulla, la sfumatura stessa è il luogo e il tempo della (r)esistenza, e dunque anche di quella modalità che ne è la politica. Ma il politico (rappresentato e rappresentante) deve maturare in sé il coraggio della parresìa, nel riconoscimento pubblico di tale limite. Altrimenti si ha la sofistica, cioè il populismo. Anche il twitterpopulismo.

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