THE BLAIR MUM PROJECT: blog di una mamma (e figlia) a Londra
22 Aprile Apr 2013 2009 22 aprile 2013

M.A.M.M.A. - medita. ama. medita. medita. ama.

Per leggere questo post, impiegherai 2 minuti e 43 secondi. Ce la puoi fare. Il tuo capo non ti beccherà. Se no, faglielo leggere. Se il capo sei tu, spamma a tutti i tuoi dipendenti. Adesso, puoi leggere.

Mi dispiace così tanto non riuscire più a scrivere tutti i giorni. Il fatto è che non vedo più le cose che vedevo prima. Sì, ieri ero una mamma, a Londra. Oggi sono una mamma. Che lavora. A Londra.

Una mamma che lavora, a Londra, così come a Cesenatico, vuol dire, e son certa di trovare mille fedeli qui, svegliarsi alle 7 per poter lavorare mezz’ora in pace, da sola, mentre tutti ancora dormono, preparare il caffé senza mettere l’acqua nella caffettiera perché sì, infondo infondo sei un po’ sadica e speri che salti tutto in aria, vestire tua figlia mentre stai scrivendo la lista della spesa, portare tua figlia a scuola mentre controlli i tuoi emails, prendere il bus mandando un sms alla baby sitter per ricordarle che oggi tua figlia ha nuoto, arrivare in ufficio e fare la moglie del tuo capo, che poverino già ne ha una e gliene manca solo una seconda che lo segue come la sua ombra. La scusa che ho, è che sono pagata per farlo.

Poi ci sono quelle meravigliose, incantevoli e sempre troppo brevi, 6 ore di vita, di contatto con le persone, di sguardo sul mondo, non più a riflettere sul perché della vita, dedicando ore e pagine scritte di introspezioni inutili, ma in un ufficio. La salvezza mia e di chi mi sta vicino. Poi, se ti vuoi riempire un po’ di più la vita, esplori altri lavori, cosicché il tuo sguardo sul mondo possa aprirsi sempre di più ed in modo più ampio. Ma alle 6, la mezzanotte di Cenerentola, la festa è finita, e devi tornare a casa, non dalla matrigna ne’ dalle sorellastre, ma pur sempre a casa. Dolce casa. Con figlia da sfamare. E quindi spignatta, rispondi al telefono, ricontrolla l’email dei tuoi altri lavori perché se li hai voluti a questo punto devi anche stargli dietro, modera i commenti, sogna un po’ guardando destinazioni esotiche irraggiungibili, e scrivi i tuoi posts sui blogs che hai fortemente voluto.

Ma a questo punto, mi chiedo, la mia vita è così interessante? Non sto forse correndo dietro a qualcosa? A cosa? Perché voglio lavorare così tanto? La risposta in parte ce l’ho, in parte mi manca. Lavoro come tutti, per interesse, per soddisfazione, per passione e per aggiungere qualche zero in più all’economia familiare. Lavoro per sentirmi viva e parte di questo mondo. Lavoro per lasciare un segno spero positivo. Lavoro per imparare. Lavoro per insegnare a mia figlia che la vita reale esiste se ne prendi parte, che se lei va all’asilo, io vado in ufficio. Lavoro perché mi piace. Ed infine lavoro, perché il week end poi ha tutt’un altro sapore.

Questo fine settimana, ad esempio, era bel tempo e avevo voglia di riposare e godermi il bel sole e quell’aria non ancora primaverile. Piuttosto, settembrina, fresca. Siamo andati al parco, abbiamo riso, parlato, giocato, scherzato, spaziato. Perché lo spazio mentale è direttamente proporzionale a quello fisico.

E per un attimo pensi che infondo il dolce far nulla, è sano. E che le giornate potresti riempirtele anche di questo nulla. Purché la tua mente resista. Purché la sera a casa tu abbia qualcosa da condividere. Purché tu sia felice di dipendere da qualcun altro o da qualcos’altro che non ti sei costruito da solo. L’interesse, per me, è vitale. Se poi il tutto viene condito da una bella limonata fresca….

Aspetto a gloria ormai i nostri week end, perché sempre pieni di nuove avventure. Domenica siamo partiti per Oxford, la patria dei miei rimpianti. Fior di università dove puoi stare ore sui libri senza distrazione alcuna. Quello che ho sempre desiderato. Quello per cui ero stata chiamata, e a cui ho risposto “no”. Pagherei oro oggi per poter far parte di quell’impero che racchiude lo scibile di migliaia di anni in libri, professori, alunni, banchi, biblioteche . Conto ancora di farcela.

Il mio bisnonno era uno di loro.



L’unica chimica che conosco, è quella tra le persone.

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