Asia Files
23 Aprile Apr 2013 1408 23 aprile 2013

Il santuario, le isole e la Storia

Circa 170 tra parlamentari e membri del governo si sono recati questa mattina in visita al santuario di Yasukuni, nel centro di Tokyo. Un gesto di pietà religiosa che non è piaciuto a Cina e Corea del Sud, in un periodo di tensione diplomatica a livello regionale.

Tutti membri di un'associazione interpartitica, i politici hanno reso il proprio omaggio a uno dei luoghi più controversi della storia giapponese: qui infatti sono onorate le anime di 2,5 milioni di vittime di guerra, tra cui 14 criminali di classe A, condannati al carcere o alla pena capitale dal Tribunale istituito a Tokyo nel 1946 per giudicare i responsabili dell'aggressione militarista giapponese degli anni '30 e '40 in Asia e nel Pacifico. È la visita organizzata di membri del Parlamento più numerosa dal 1987.

Nel frattempo, sempre in mattinata, 10 navi di sorveglianza cinese entravano nelle acque territoriali giapponesi intorno alle isole Senkaku o Diaoyu, contese tra Tokyo, Pechino e Taiwan, in quella che secondo i media giapponesi è la quarantesima incursione straniera dall'11 settembre 2012, giorno della nazionalizzazione del piccolo arcipelago disabitato da parte del governo di Noda Yoshihiko. “Respingeremo con forza chiunque, in caso di sbarco sulle isole”, ha dichiarato oggi il premier Abe.

Da domenica scorsa la situazione tra le grandi potenze del Nordest asiatico è nuovamente incandescente. La polemica è scoppiata in particolare in seguito alle visite di alcuni ministri del governo di Tokyo al santuario di Yasukuni.

Qui, in questi giorni, si celebra lo Shunki reitaisai, o festival di primavera, preludio alla golden week, una delle poche settimane di vacanze per i lavoratori giapponesi. Nel weekend, il ministro Furuya Keiji, presidente della commissione sulla Sicurezza nazionale e competente per la questione dei sequestri di cittadini giapponesi in Corea del Nord negli anni '70, e il ministro degli Interni e delle Comunicazioni Shindo Yoshitaka hanno reso omaggio a quanti – usando le parole dello stesso Furuya –“hanno sacrificato la propria vita per la patria”. Il giorno successivo anche il vice-premier Aso ha portato i suoi omaggi alle anime dei caduti, mentre il premier Abe ha preferito offrire il tradizionale ramo di masakaki, usato nei rituali shintoisti.

Pechino e Seul tuttavia hanno mostrato di non gradire quello che appare a molti come un gesto di puro revisionismo storico. Anche in considerazione della composizione del nuovo governo giapponese, dove siedono politici di non celate tendenze nazionaliste e revisioniste.

Stando ad alcuni resoconti, proprio a causa di questo gesto di pietas dei dirigenti di Tokyo, Pechino avrebbe rifiutato nella giornata di domenica una proposta giapponese di aiuto nei soccorsi alla popolazione terremotata del Sichuan. Meno apparenti e più di sostanza, invece, le motivazioni addotte dal ministro degli Esteri sudcoreano, Yun Byung-se per la cancellazione di un imminente viaggio diplomatico in Giappone: “Sarebbe difficile – ha affermato il numero uno della diplomazia di Seul all'agenzia di stampa Yonhap – tenere una discussione produttiva in un'atmosfera del genere”.

A maggio non si terrà il vertice a tre, tra Pechino, Seul e Tokyo per la creazione di un'area di libero scambio. Da un anno circa sono in corso trattative, mai ufficialmente interrotte per un accordo, che secondo alcuni studi potrebbe portare a un incremento del Pil di tutti i partecipanti. Ancora una volta le istanze nazionaliste, le contese territoriali e visioni partigiane della storia sembrano ostacoli insormontabili. L'integrazione tra Cina, Corea e Giappone oggi più che in passato deve aspettare.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook