Asia Files
27 Aprile Apr 2013 0812 27 aprile 2013

ADB, il feudo di Tokyo per lo sviluppo asiatico

Le tradizioni sono tradizioni e come tali vanno rispettate. Come i suoi predecessori anche il nuovo presidente della Banca asiatica per lo sviluppo è un giapponese. L'incarico è andato a Nakao Takehiko, 57 anni e un passato da vice ministro delle Finanze a Tokyo.

Prende il posto di Kuroda Haruhiko nominato alla guida della Bank of Japan l'istituto centrale che con una politica monetaria aggressiva è stato messo lì per assecondare la politica economica del premier liberal democratico Abe Shinzo, tornato in sella al governo nipponico lo scorso dicembre.


Tradizione si diceva. In 47 anni di vita l'istituto con sede a Manila è stato sempre in mano a Tokyo, parte di quella divisione della finanza globale che ha assegnato il Fondo monetario internazionale all'Europa e la Banca mondiale agli Stati Uniti. Una partizione che le potenze emergenti hanno iniziato a contestare. Un segno del malcontento è la banca dei Brics di cui i Paesi emergenti riuniti nell'acronimo – Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica- hanno iniziato a gettare le basi nel vertice di aprile a Durban.

Nelle settimane che hanno preceduto le candidature alla poltrona più alta della Banca asiatica per lo sviluppo, non sono mancate le voci di quanti volevano la Cina pronta a contendere a Tokyo la nomina. Una sfida che sarebbe giunta in un momento di frizione tra i due Paesi coinvolti in dispute territoriali nel Mar cinese orientale per la sovranità su un gruppo di isolotti chiamati Senkaku da giapponesi e Diaoyu dai cinese. Poco più di scogli, i cui fondali sono però ricchi di materie prime.

Nella seconda economia al mondo, dicono gli osservatori, si accarezza l'idea di contendere al Giappone la presidenza dell'Adb. Pechino è il terzo contribuente della banca, Tokyo il primo, ma la Cina è anche tra i maggiori destinatari dei progetti di sviluppo. Inoltre non era detto che presentata la candidatura la Cina riuscisse a ottenere la maggioranza assoluta dei voti necessaria a piazzare il suo uomo. Troppe le dispute con potenziali elettori, anche in questo caso si pensi alle diatribe nel Mar cinese meridionale con molti dei Paesi del Sudest asiatico, che potevano azzoppare l'eventuale candidato cinese.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook