Fabio Brinchi Giusti
Parlare con i limoni
29 Aprile Apr 2013 1742 29 aprile 2013

Cécile e Laura, le due donne incubo dei razzisti

Per il giorno del giuramento, la dottoressa Cécile Kyenge Kashetu ha scelto di sfidare la superstizione e si presentata al Quirinale con un tailleur viola. Deve essere abituata a sfidare i pregiudizi questa donna, nata in Congo ma italiana da trent’anni, che passerà alla storia come il primo ministro di colore in Italia.

E’ decisamente presto per giudicare la sua azione politica al Dicastero per l’Integrazione ma la presenza di una donna nera ai vertici delle Istituzioni é certamente un segnale dal grande valore simbolico. Finalmente la sempre più multietnica società italiana fa il suo ingresso nei palazzi del potere. E non è poco in un Paese dove purtroppo il razzismo e la xenofobia sono ancora molto forti. E infatti i razzisti sono subito sobbalzati sulla sedia nell’apprendere la nomina di una ministra di origini africane.

I razzisti del XXI secolo non usano più giustificazioni pseudoscientifiche tipo la presunta superiorità della razza ariana. Oggi, complice la crisi economica, si affidano agli stereotipi e alle leggende metropolitane per scaricare su di loro le difficoltà del momento. Su Internet si può leggere di gente convinta che gli stranieri aumentano la disoccupazione rubando il lavoro agli italiani, che possono vendere a prezzi più competitivi per la finanza gli ignora non capendo la loro lingua, che godono di privilegi speciali come libertà d’evasione fiscale, corsie preferenziali per le case popolari o in altre graduatorie, sigarette regalate, sconti sulla benzina, bonus economici solo per loro. Tutte cose non vere. Al limite gli immigrati condividono con gli italiani le briciole di quello che è rimasto del nostro Welfare. Le condividono perché sono esseri umani tanto quanto gli italiani, perché una famiglia romena o tunisina ha lo stesso diritto di essere aiutata come una famiglia italiana come hanno al tempo stesso gli stessi doveri previsti per noi. Gli stranieri, poi, sono colpevoli di ogni reato commesso in Italia: stupri, omicidi, rapine, violenze. Tutto fatto dagli immigrati. Inutile sventolare a questa gente le statistiche che dimostrano l’esatto contrario. Se il colpevole è italiano si trova sempre una giustificazione, se è rumeno no.

Oltre a Cécile Kyenge, nel mirino dell’odio razzista-xenofobo finisce spesso la presidentessa della Camera, chiamata con disprezzo la “signora Boldrini”. Forse per il ruolo ricoperto in passato all’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, viene considerata una specie di traditrice del popolo italiano, una che ha spalancato le nostre frontiere a chiunque nonché la principale responsabile degli sbarchi di Lampedusa. “Lei fa arrivare gli africani mentre la nostra gente fa la fame.” Anche qua inutile far presente che il ruolo della Boldrini presso i disgraziati di Lampedusa era un ruolo molto più nobile, che non spalancava le frontiere ma si occupare di aiutare poveri esseri umani in fuga da Paesi come la disgraziata Somalia martoriata da vent’anni di una guerra civile senza pietà o dall’Eritrea schiacciata da una dittatura violenta e crudele che l’Occidente ignora.

Ma chi è la persona che fa questi discorsi? Che arriva finanche a vantarsi del suo razzismo nei discorsi da bar o per strada? In genere sono persone di scarsa cultura, ignoranti che credono a qualunque link circoli per Facebook o alle chiacchiere dei talk show. Ma i loro ragionamenti sono violenti e pericolosi: auspicano pogrom, espulsioni di massa, discriminazioni esplicite, ghetti in cui rinchiudere gli altri. E poi magari fanno questi discorsi, dopo essere appena usciti dal negozio cinese o hanno scaricato la vecchia a qualche ucraina.

Quanto sento questi discorsi, non riesco a nascondere un forte disagio, un brivido che corre lungo la schiena. Penso ai figli degli immigrati (che considero italianissimi, malgrado la legge non glielo consenta, come loro si considerano tale perché cresciuti in questa cultura parlando la nostra lingua) che conosco, con cui ho condiviso la scuola o il pallone per strada. Mi vengono in mente le pagine de “L’amico ritrovato” di Uhlmann, amicizie interrotte improvvisamente dalla follia della politica. Penso che qualche politico potrebbe cavalcare l’onda razzista e usare gli stranieri come parafulmine della crisi, magari imitando i nazisti degli anni ‘30.

Spesso mi capita di prendere un autobus dove sono l’unico italiano a bordo. Basta un’esperienza del genere a far comprendere come sia complessa la convivenza e la tolleranza fra diversi. C’è quello ubriaco, quello che urla al telefono, quella col velo e il marito guardingo che la protegge, quello che puzza e non si lava. Ma l’Italia ormai è un paese multietnico e l’integrazione è una strada senza ritorno. L’unica, oltretutto in grado di trasformare questa ricchezza di diversità in una risorsa straordinaria per il nostro futuro. Ben vengano alla guida del Paese persone come Cécile Kyenge Kashetu e Laura Boldrini. In loro risiede la speranza che questo cammino obbligato sia percorso nel migliore dei modi.

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