Italian Perpetuum Mobile
30 Aprile Apr 2013 1413 30 aprile 2013

Girlfriend in a Coma - una recensione

Propongo qui una mia recensione del documentario "Girlfriend in a Coma", di recente produzione. Per chiarezza, dichiaro che tale recensione è stata sottoposta ad un concorso indetto dagli stessi autori del documentario: non è risultata vincitrice; potete leggere quelle scelte sul sito ufficiale

http://girlfriendinacoma.eu/

Girlfriend in a coma, di Annalisa Piras, scritto da Annalisa Piras e Bill Emmott, documentario, 103 minuti, UK 2012.

Italia, 2012. Il documentario dipinge il declino politico, culturale e morale che ha caratterizzato gli ultimi decenni del paese, identificandone le cause e suggerendo modi per affrontarlo. Si tratta di una vera dichiarazione d'amore verso un paese la cui maestosa storia è stata tradita mediante un misto di corruzione, criminalità, sete di potere.
Bill Emmott, che fu direttore del “The Economist”, viaggia lungo l'Italia e conduce gli spettatori attraverso le sue tante magnifiche località, intrattenendosi in conversazioni con diversi italiani che hanno qualcosa da dire (e ridire) circa il loro paese. Il documentario è ispirato al suo libro “Good Italy, Bad Italy”, in cui l'autore compie una divisione tra quella che chiama la “buona Italia”, il paese della creatività, della bellezza, dell'impresa equa, della cultura e delle idee innovative, e la “mala Italia”, il territorio della corruzione, dell'inganno, della cattiva impresa concentrata esclusivamente su se stessa, dell'illegalità.
L'intera narrazione segue una piacevole e astuta metafora con tre personaggi rappresentati a mo' di fumetto: la protagonista è l'Italia stessa (nella sua parte buona), personificata da una bellissima ragazza che viene ripetutamente maltrattata dalla parte cattiva, un losco personaggio coperto da una maschera che emette continuamente un orribile grugnito. Il terzo personaggio, che è anche il narratore esterno, è Dante Alighieri, uno dei poeti più importanti che l'Italia abbia mai avuto. La ragazza è la sua fidanzata, egli la assiste mentre è ridotta in coma dopo i numerosi abusi subiti, e i suoi versi riguardanti la situazione italiana, scritti nel XIV secolo, si rivelano ancora tristemente attuali. Emmott stesso serve da spalla (anzi, da corpo) alla figura di Dante, il vero occhio critico sulla la vicenda narrata. Inoltre, il titolo del documentario richiama una canzone degli Smiths, e la scelta risulta davvero appropriata.
Il documentario identifica uno dei maggiori responsabili del declino italiano in Silvio Berlusconi, un magnate, primo ministro per più di una volta, le cui abilità nel rigirare la realtà a proprio vantaggio, nel controllare i media e nel manipolare le menti sono note a molti. La sua fama all'estero è prettamente cattiva, ma in Italia egli è ancora un individuo politico di rilevanza, grazie alle sue capacità istrioniche e alla debolezza di molti dei suoi oppositori. Emmott trascina lo spettatore facendogli conoscere i modi con cui egli ha calpestato la cultura italiana, la sua attitudine verso le donne (si propaganda l'idea secondo cui ostentare il corpo sia la chiave verso il successo), la graduale distruzione perpetrata nei confronti delle istituzioni dello Stato.
L'effetto è un sensibile collasso della democrazia, ma Berlusconi non è da identificare come l'unico colpevole. Piras ed Emmott, così come le molte personalità coinvolte in interessanti discussioni durante le interviste, puntano il dito contro il reale problema: pigrizia, indolenza e un atteggiamento fatalistico sono alcune delle caratteristiche negative degli italiani.
Si mostra come molti italiani del filone della “buona Italia” abbiano scelto di vivere all'estero a causa dell'impossibilità di realizzare il proprio potenziale in una patria asservita all'arrivismo e all'assenza di cultura del merito.
Il documentario riesce nello sforzo di scuotere gli spettatori e li rende consapevoli del fatto che, affinché un paese possa alimentare il proprio valore, qualcosa può e deve essere modificato, per evitare di raggiungere un abisso finale. La prospettiva adottata è duplice: da un lato la storia si appoggia all'autorevole figura dantesca, un illustre italiano, per simboleggiare la coscienza attenta di chi desidera rovesciare lo stato di cose e si adopera per diffondere negli altri la consapevolezza che l'Italia possa essere una bellissima fanciulla da rispettare; dall'altro si guarda alla faccenda con un punto di vista allargato, europeo, che riesce a far percepire palesemente quanto sia costoso il cadere nel ridicolo, e quanto valga la pena impegnarsi perché ciò non accada più.

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