Marco Sarti
Camera con vista
30 Aprile Apr 2013 1643 30 aprile 2013

Pd unito su Letta. Dove sono finiti i franchi tiratori?

Un partito spaccato, lacerato da un numero imprecisato di correnti in lotta. Poi, improvviso, il colpo di scena. L’unanimità. Dopo aver affossato l’elezione dei due presidenti della Repubblica scelti dal segretario, il Partito democratico si ricompatta sulla ben più discussa fiducia al governo Letta. Miracoli del voto palese. Gli oltre cento franchi tiratori che nel segreto dell’urna avevano impallinato Romano Prodi sono scomparsi. Al loro posto restano solo quattro timidi dissidenti. Due alla Camera e due al Senato.

Questione di fedeltà alla linea del partito. Chissà, forse anche di ipocrisia. Al momento di metterci la faccia, i parlamentari del Pd si scoprono uniti come mai prima. Qualche indecisione resta, ma il governo di larghe intese con il Pdl non è più un problema. Si era detto che almeno cinquanta irriducibili si sarebbero sfilati al momento del voto, in polemica per l’intesa con Silvio Berlusconi. Alla fine, richiamati all’ordine, hanno votato secondo le indicazioni dei vertici anche loro.

E così alla Camera sono rimasti in due. Ieri il deputato brianzolo Pippo Civati ha lasciato l’Aula al momento della fiducia al governo. Il collega Davide Mattiello ha abbandonato il gruppo democrat. A dirla tutta il suo non è neppure un vero addio. Vicino a Don Luigi Ciotti, Mattiello era stato inserito nelle liste Pd piemontesi da indipendente.

Oggi al Senato il copione si è ripetuto. Tante prese di distanza, molti mal di pancia. Ma al momento del voto tutti - o quasi - allineati. Nessuna polemica con il Pd. Anzi, merito ai dirigenti di Largo del Nazareno che hanno saputo tenere insieme il partito. Intanto degli anonimi franchi tiratori resta solo il ricordo. Certo, l’abruzzese Stefania Pezzopane, spesso contraria alla linea del partito, ha assicurato di votare la fiducia all’esecutivo Letta «non a cuor leggero». Il senatore Corradino Mineo ha assicurato il suo sì, ma ha voluto avvertire il premier: «Vigilerò che lei mantenga e promesse fatte».

Gli inguaribili contestatori della linea di partito che fine hanno fatto? Scomparsi, insieme alle cabine elettorali che tutelavano il voto segreto. Di loro resta lo spettro - l’identità è rimasta misteriosa - che ancora aleggia nelle aule parlamentari. Lo evoca la capogruppo di Sel Loredana De Petris, che prendendo la parola a Palazzo Madama spiega il motivo del suo no al governo Letta. Un esecutivo «figlio diretto dell’imboscata vergognosa a Prodi da parte di coloro che volevano questo esito: il governissimo e le larghe intese». Un duro attacco alle «persone che non hanno mai avuto il coraggio di fare una battaglia a viso aperto, coltivando fino in fondo l’ambiguità».

Agli atti resta il dissenso di altri due isolati parlamentari Pd. Lucrezia Ricchiuti e Ignazio Marino. La prima ha deciso di disertare il voto di fiducia, spiegando stamattina il motivo della sua scelta: «Non partecipo al voto perché fino a dieci giorni fa non si doveva fare l’accordo con il Pdl e improvvisamente è cambiata la linea politica senza che nessuno del mio partito spiegasse il motivo - le sue parole alla trasmissione tv Agorà - Nessuno ci ha detto chi sono i 101 franchi tiratori che hanno affossato Prodi e che, se fosse stato eletto, sicuramente non avrebbe avallato l’alleanza con Berlusconi». Assente anche Ignazio Marino, che peraltro ha già annunciato le sue dimissioni da senatore. Impegnato nella campagna elettorale per il comune di Roma. E poco disposto - dicono i maligni - a mettere a rischio il sostegno di Sel per votare la fiducia al governo Letta. 

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