Nazionalista e ribelle
2 Maggio Mag 2013 1248 02 maggio 2013

Quanti Luigi Preiti ci sono tra noi?

Il gesto di Preiti scatena il dibattito sull'uomo, sul suo passato di giocatore d'azzardo, sul mistero che lo avvolge intorno all'acquisto della pistola e sulle dinamiche dell'attentato che lo ha portato a sparare, ma soprattutto fa riflettere la sua dichiarazione di voler colpire un politico anzichè un carabiniere.

Naturalmente Beppe Grillo, nella giornata del 1° maggio, non ha perso l'occasione per stigmatizzare ancora una volta tutto ciò che ruota intorno a questo modello di democrazia con le sue ricorrenze, le sue tradizioni, discutibili forse, ma rispettabili certo.

Il segnale che deriva dall'attentato di Preiti, senza essere laureati in filosofia o in sociologia, è il vero allarme verso le istituzioni di questo paese.

Ma quanti, nel momento della diffusione della drammatica notizia, hanno pensato, si sono identificati nel gesto di Preiti, o meglio in quelle parole che avrebbero preferito colpire un rappresentante del mondo politico proprio nel momento in cui il nuovo capo del governo si apprestava, insieme ai suoi ministri, al giuramento davanti al presidente della repubblica?

La prima reazione non si è fatta attendere e proprio ieri nel corso della manifestazione di Torino, gruppi organizzati hanno dimostrato tutta la loro determinazione ad appoggiare il gesto di Preiti dichiarandosi pronti a tutto.

Ma la verità che scotta è che in quel gesto incolsulto si ritrovano tante e tante persone che ovviamente per estrazione sociale, per una innata moderazione tipica della media borghesia, sempre più alle prese con una crisi spietata, certamente non abituata a frequentare la protesta nei cortei, nelle manifestazioni di piazza, prende l'occasione per dichiararsi, ancora sotto voce, al limite della sopportazione fino a spingersi all'identificazione di un gesto provocato da un illustre sconosciuto molto diverso per stili e visione della vita.

Come dire che di fronte a una tale condizione economica e sociale nessuno si può sottrarre, nemmeno coloro i quali fino a poco tempo fà pensavano che non sarebbero mai stati costretti a dover rivedere il loro tenore di vita a dover fare i conti con una realtà che è drammaticamente cambiata.

Si parlava già di sobrietà nel 2008-2009, siamo arrivati al 2013, il tempo passa e la crisi miete ogni giorno le sue vittime fino a spingerle a compiere gesti di varia natura.

Riuscirà la borghesia a mantenere la sua condizione di classe moderata o scenderà in campo organizzandosi anch'essa in un nuovo movimento rivoluzionario?

La Storia ci ha dimostrato che i grandi cambiamenti passano attraverso movimenti rivoluzionari organizzati.

L'elevato assenteismo elettorale e il fenomeno del movimento 5 stelle dimostrano che largo circa il 60% degli elettori o potenziali tali non si ritrova in questo modello di democrazia.

Ci ritorneremo sopra...

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