Elias Gerovasi
#Cooperazione Internazionale
4 Maggio Mag 2013 2106 04 maggio 2013

Le Ong chiedono un Vice Ministro per la Cooperazione

La mancata conferma di Riccardi ha spiazzato anche il mondo non governativo italiano galvanizzato poco più di un anno fa dall’inedita creazione di un dicastero ad hoc ad opera dell’ormai Senatore Mario Monti. Il Ministro Andrea Riccardi appunto, che dopo un semestre di braccio di ferro con il Ministero degli Esteri era riuscito faticosamente ad avviare un percorso di rilancio della cooperazione italiana culminato con l’organizzazione del Forum della Cooperazione a Milano nell’ottobre scorso. Ma quello doveva essere solo l’inizio, il lancio di un processo che richiede anni di lavoro, continuità e disponibilità economiche. In poche parole una volontà politica che il governo Monti ha mostrato, almeno nella forma, di avere (seppure per breve tempo), con un ministero dedicato appunto.

Nel settore della cooperazione gli operatori si chiedono ora che fine faranno slogan e slanci energicamente enunciati da Riccardi a Milano, e quelli degli altri cinque ministri tecnici intervenuti? di Monti? di Napolitano? Tutti su quel palco avevano supportato la causa di un rilancio della cooperazione italiana. E che ne sarà della riforma della cooperazione (legge 49/87) abortita per l’ennesima volta a fine legislatura al Senato della repubblica?

Per avere certezze che tutto questo avesse una continuità le ONG avevano chiesto in campagna elettorale ai candidati di impegnarsi per garantire nel prossimo esecutivo un ministero della cooperazione o una delega forte dentro il MAE con un vice Ministro. Il PD aveva risposto alla sollecitazione con una dichiarazione decisa: “Condividiamo l’esigenza di avere, nel nuovo governo, una delega forte e piena sulla cooperazione allo sviluppo. Ci impegniamo ad anticipare, con le scelte di composizione del governo, l’istituzione di un Vice-Ministro dotato dei poteri e degli strumenti previsti dall’ipotesi di riforma legislativa cui abbiamo lavorato al Senato in questo scorcio di legislatura”.

Ora, dopo le lunghe vicissitudini della nascita del nuovo governo, è proprio il PD a guidarlo con la nomina del premier Enrico Letta. Eppure risulta che il neo Ministro degli Esteri Emma Bonino, personalità autorevolissima ed esperta, abbia posto a Letta tra le condizioni proprio quella di non creare un Ministero della Cooperazione.

Le rappresentanze delle ONG (Cini e Aoi) in questi giorni hanno scritto alla Bonino per sostenere la causa di un Vice Ministro per la Cooperazione. Non si tratta certo di sfiducia nella persona di Emma Bonino, piuttosto della volontà di vedere dichiarata una volontà politica forte dal nuovo governo con la nomina di un riferimento dedicato e esecutivo.
E’ questo il senso anche di una dichiarazione di Oxfam Italia che “si augura che sotto l’esperta e autorevole guida del nuovo Ministro degli Affari Esteri Emma Bonino, possa essere nominato un Vice Ministro con delega alla Cooperazione Internazionale, che possa compiere il processo di riallineamento delle politiche e delle risorse per la cooperazione allo sviluppo e la riforma della legge in materia, troppo a lungo attesa e chiesta da centinaia di organizzazioni della società civile”.

Il Consiglio dei Ministri dedicato alla nomina dei Vice Ministri e Sottosegretari ha messo fuori il suo elenco di 40 nomi che entrano a far parte dell’esecutivo Letta. Sono tre i Vice Ministri nominati per gli Esteri più un Sottosegretario.

Sono Marta Dassù, già vice nel governo Monti, Bruno Archi, già consigliere diplomatico di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, Lapo Pistelli, responsabile Esteri del Pd. La squadra è completata dal sottosegretario Mario Giro, esponente della comunità di Sant’Egidio, in quota Scelta civica, braccio destro di Andrea Riccardi al Ministero della Cooperazione Internazionale.

A giudicare dal numero dei Vice Ministri nominati per gli Esteri sembrerebbe che ci sia spazio per una delega di Vice Ministro per la Cooperazione internazionale ma ci vorrà ancora del tempo per saperlo con certezza.

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