Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
5 Maggio Mag 2013 0740 05 maggio 2013

Attacco israeliano in Siria, riflessioni a caldo

Due raid aerei mirati in meno di 48 ore.

Apparentemente Israele "cerca rogna" come si dice a Roma, ma in realtà, considerando che uno degli obiettivi sicuramente era un carico di missili iraniani che stavano per entrare nelle mani di Hezbollah, lo scopo era proprio quello di arginare ulteriori minacce. Al contrario di come viene definito dai nostri telegiornali "politcally correct" - gruppo estremista sciita - Hezbollah dovrebbe essere chiamato col suo vero nome: organizzazione terroristica affiliata all'Iran che attualmente sta approfittando del caos in Siria per riorganizzarsi e rifornirsi di armi che come obiettivo non hanno altri che i civili israeliani. Fonti libanesi e lo stesso UNIFIL riportano che le milizie di Hezbollah stanno rimpiazzando l'esercito libanese regolare sul confine siriano, qualcosa vorrà dire - o no?

Mentre Israele, così facendo, sfata il mito americano per cui un intervento in Siria è impensabile a causa del suo invincibile sistema antiaereo, Obama conferma che è pieno diritto di Israele prevenire trasferimenti di armi ad organizzazioni come Hezbollah.

E intanto, su twitter, i siriani ringraziano (vedi foto sotto). Devo dire che fa strano.

Ma in Israele non si temono rappresaglie. La popolazione civile non è stata allertata per quanto 4mila riservisti siano stati mobilitati per rafforzare il confine nord. Sebbene Assad abbia dichiarato il contrario, Israele non lo ritiene in grado di occuparsi di vendicare questi attacchi essendo troppo occupato a uccidere una media di 100 civili al giorno da due anni a questa parte mentre il mondo tace.

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