Massimo Sorci
Attentialcane
5 Maggio Mag 2013 2020 05 maggio 2013

La Juventus è una squadra feudale

Onore alla Juventus. Che è stata la squadra più forte di questo campionato e ha strameritato di vincere lo scudetto. Però, lasciatemelo dire, quel numero 31 nel centrocampo dello Juventus Stadium a fine match, beh è una cosa che rasenta la sovversione.

Perché la storia delle tre stelle “effettive” che la dirigenza bianconera ha deciso di gridare al mondo intero, impipandosene della sentenza definitiva emessa da tutti i gradi della giustizia sportiva, è – se volete – paradigmatica di un paese come il nostro.

La Juve è la punta di diamante di un’Italia che ragiona per clan, obbedisce a statuti autonomi e, sì insomma, fa un po’ quello che cazzo gli pare. Andrea Agnelli, pur senza esibire una prepotenza rozza, dispiega la calma e felpata potestas del signorotto feudale che amministra la giustizia all’interno del suo territorio.

Ma in questo caso c’è – in più – un salto simbolico. Come quei cattolici che sottolineano la “rilevanza pubblica” per la propria religione, ora la Juve reclama un valore collettivo per un fatto che la tifoseria bianconera vive già con orgoglio nel proprio foro interiore.

Che – è chiaro – non è sufficiente, non le può bastare. Non solo contrappone, con buona pace di Socrate e della sua cicuta, la propria idea di Giustizia a quella dei giudici che l’hanno condannata, ma ce lo vuole spiattellare in faccia ogni domenica e intende ricordarcelo – soprattutto – nel momento del trionfo dei Giusti: 31 scudetti, cazzo!

Quindi, ok, la Juventus ha conquistato il suo 31° scudetto. Dopodiché, tornatevene nei vostri castelli e non rompete.

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