Kaleidoscopio
5 Maggio Mag 2013 0845 05 maggio 2013

Università in tasca: e se studiassimo su internet?

Me lo domando spesso. Quando vago per i corridoi immensi della mia università un quesito spinoso si insinua nel mio cervello: ha senso svegliarsi presto al mattino, correre puntuale in aula, sedersi in un posticino qualunque ed iniziare a prendere appunti? Ha senso che io utilizzi il mio tempo prezioso barcamenandomi tra aule, laboratori e ricevimento docenti? In un mondo sempre più connesso e globalizzato, dove la disponibilità delle informazioni è a portata di click, ha senso subire passivamente una lezione frontale, quando potrei starmene a casa, studiando comodamente il libro di testo e sostenere l’esame? Proviamo a riflettere insieme.

Il costo-opportunità di frequentare le lezioni universitarie è piuttosto esoso: oltre a sostenere costi diretti, come "i costi della suola delle scarpe", dei mezzi pubblici, della mensa, e costi indiretti, come i costi pro-quota della cancelleria necessaria, nel computo dovrei anche annoverare il "mancato guadagno" che io percepirei se, anzicché frequentare le lezioni, lavorassi. Decido, dunque, di trovare un’alternativa a questo sistema di apprendimento.

Inizio a googlare una serie di informazioni e mi imbatto sulle università telematiche. Ecco. Ho trovato la soluzione ai problemi che più mi affliggono. Scopro dalle mie ricerche che in Italia le università telematiche riconosciute dal MIUR sono 11, piuttosto equamente distribuite su tutto il territorio nazionale. I costi della retta per questo tipo di accademie particolarmente tecnologiche variano da un minimo di 1.4000 € ad un massimo di 4.000 € annui. Il ventaglio di facoltà offerte è ampio e variegato, da Agraria a Giurisprudenza, fino a Lettere e Scienze motorie. Sono escluse tutte le facoltà propriamente scientifiche o quelle che richiedono un elevato livello di specializzazione, come Medicina e Chirurgia. Avendo scoperto questo nuovo universo, sono sicuro di aver risolto tutte le mie paranoie e ben felice di ottimizzare il mio tempo. Con questo metodo didattico avrò sul mio smartphone i corsi, potrò ascoltarli quando voglio, magari anche in tram; potrò sostenere gli esami quando mi è più comodo; avrò una didattica snella, una burocrazia semplificata, un risparmio di tempo e di denaro ineguagliabile. Avere l’università in tasca potrebbe divenire il sogno di qualsiasi ventenne italiano.

Non sono del tutto soddisfatto. Vorrei sapere qualcosa in più. Internet è un mezzo potentissimo e le sue potenzialità possono e devono essere sfruttate anche per fini più nobili, come quello dell’istruzione. Mi imbatto su un nuovissimo portale. Il portale del MOOC (Massive open online course) dell’UE, OpenupEd. Su questa portale scopro che posso frequentare una serie di corsi offerti in ben 12 lingue diverse! OpenupEd non è altro che un network tra università telematiche europee, che ti consente di aumentare il tuo bagaglio di conoscenze, stando comodamente seduto dietro un pc. Unico aspetto negativo: non rilascia un titolo di studio. Unico requisito richiesto: una connessione internet.

Felice di tutte queste scoperte, mi fermo un attimo a riflettere. Le università telematiche avranno mai la qualità didattica delle università tradizionali? Non posso dirlo. Ma a rigor di logica, sono semplicemente delle "macchine da esami" che conferiscono un titolo di studio con valore legale. E chi garantisce sulla didattica offerta? Chi controlla che quanto appreso da uno studente sia in linea con i programmi del ministero? Chi garantisce sulla correttezza dello svolgimento degli esami? Uno studente laureatosi con 110L da un’università telematica ha un titolo di studio equipollente a quello rilasciato da qualsiasi università italiana. Come dire, in un qualsiasi concorso pubblico, si gioca ad armi pari. Anche a questo interrogativo trovo una soluzione. Nell’ultimo rapporto del Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU), in realtà risalente al 2010, vengono messe in luce alcune criticità di questo sistema. Le ingenti risorse finanziarie necessarie per condurre un’analisi approfondita non mi consentono di fare un’inchiesta sul tema. Tuttavia il beneficio del dubbio mi rimane. Credevo di aver risolto i miei dubbi, ed invece...

Domani mattina sarà già lunedì e tornerò in università. Non sarà più la stessa cosa. Guarderò alle aule con occhi diversi. A 20 anni chiudersi in casa davanti un libro o un pc ha poco senso. L’università non è un "empty thinkTANK", un vuoto serbatoio di pensiero. L’università è un laboratorio a 360°, dove "non scholae, sed vitae discimus". Domani mattina, andando in università, dopo lezione, non correrò subito in biblioteca ad aprire il manuale e ripassare quanto spiegato in aula. Ma mi fermerò. Mi informerò sulle associazioni che ci sono, sulle iniziative collaterali che più di tutte possano stimolarmi intellettualmente. Cercherò tutte le attività che mi diano la possibilità di dire la mia, mettendomi in gioco in prima persona. Scandaglierò tutte quelle aule, dove al di là della semplice lezione frontale, possa avere la possibilità di confrontarmi con studenti dai differenti background e possa imparare un po’ da loro e insegnare loro -si spera- qualcosa. E l’università telematica? Penso abbia una grande potenzialità, ma la passerò nella tasca di chi, con qualche anno in più di me, arruginito dalla noia, vuole ridarsi una possibilità. L’università che voglio frequentare non posso portarla in tasta. L’università che voglio frequentare, più che un adulto, mi deve rendere una persona.

on Twitter @gerardomagaldi

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