Marco Sarti
Camera con vista
6 Maggio Mag 2013 1043 06 maggio 2013

Brunetta minaccia la crisi di governo. Ogni giorno

Renato Brunetta, il braccio armato del Cavaliere. Se Silvio Berlusconi continua a ostentare ottimismo nei confronti del nuovo esecutivo, il capogruppo Pdl non perde occasione per minacciare una crisi di governo. È diventato il mister Hyde di Arcore. L’alter ego del Cav che - al netto dei pubblici inviti al dialogo - non ha ancora accettato la collaborazione con l’avversario.

Ormai ogni decisione presa a Palazzo Chigi è accompagnata dall’avvertimento di Brunetta. «Siamo pronti a togliere la fiducia all’esecutivo». Sistematico, una goccia cinese. Un po’ come il frate di “Non ci resta che piangere” ricordava a Massimo Troisi l’ineluttabilità della morte, il capogruppo Pdl evoca quotidianamente il voto anticipato. 

Ogni occasione è buona. Il governo non cancella l’Imu e non provvede alla restituzione dell’ultima rata? «In quel caso non voteremo la fiducia» spiega Brunetta. E se qualcuno considera prioritario scongiurare l’aumento dell’Iva, il capogruppo ammonisce: «Nessun compromesso, in caso contrario ne andrà di mezzo il governo». 

Davanti ai primi dubbi sulla presenza di Berlusconi alla guida della Convenzione per le riforme, Brunetta alza la voce: «È intollerabile il susseguirsi di veti nei confronti del leader del Pdl. Senza Berlusconi è impossibile la pacificazione nazionale. Senza Berlusconi non c’è coalizione di governo».

E quando Enrico Letta modifica le deleghe al sottosegretario Biancofiore, l’ex ministro berlusconiano perde la pazienza: «Così non va bene affatto - ieri in un editoriale su Libero - andando avanti così si va a sbattere. (…) Intanto Fassina pone veti a Berlusconi e non succede niente, neanche un bah da parte di Letta. Così non può andare».

Pd e Pdl cercano un’intesa sulle presidenze delle commissioni. Brunetta segue con attenzione la vicenda. «Noi non molliamo, siamo gente seria, responsabile e determinata ad andare avanti con il governo» racconta oggi a Repubblica. Senza nascondere che «se salta l’accordo sulle commissioni andiamo alle elezioni».

C’è tempo per minacciare l’esecutivo anche sulla road map delle riforme. Stamattina Brunetta delinea sul Giornale una traccia del programma economico che il governo dovrà adottare. «Tutto entro l’estate, come segno di credibilità della coalizione di governo. Non c’è più tempo. Se sì - in un unico grande pacchetto di provvedimenti di natura economica, da approvarsi in 3 mesi - ce l’avremo fatta». Altrimenti? «Se no, al voto». 

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