Alessandro Da Rold
Portineria Milano
7 Maggio Mag 2013 1006 07 maggio 2013

Ambrosoli non commemora Andreotti. Chi può criticarlo?

Umberto Ambrosoli è uscito dall'aula durante il ricordo di Giulio Andreotti nel consiglio regionale della Lombardia. Il candidato sconfitto da Roberto Maroni alle ultime regionali non ce l'ha fatta a rimanere. E ha fatto bene.

Andreotti, l'ex presidente del consiglio, scomparso ieri a Roma, durante una puntata della "Storia siamo noi" parlò così della morte del padre Giorgio Ambrosoli, ucciso nel 1979 per il suo lavoro al Banco Ambrosiano di Michele Sindona: «Uno che se l'andava cercando....». Mentre il consiglio regionale si alzava in piedi, quindi, Umberto è uscito: «Non è il caso di fare polemica» ha detto il consigliere regionale «ma è il caso che chi fa parte delle istituzioni faccia i conti con la sua coscienza. È comprensibile che uomini delle istituzioni commemorino un uomo delle istituzioni, ma le istituzioni sono fatte di persone ed è legittimo che ognuno faccia i conti con il significato delle storie personali». E poi: «Ci sono alcuni lati oscuri della vita di Andreotti verso i quali ciascuno ha una sensibilità diversa: questi elementi convivono nel momento del ricordo», ha proseguito Ambrosoli. «Negli ultimi 40 anni tutte le cose che si dovevano capire, le abbiamo capite, la storia scriverà, di segreto non c'è più nulla», ha concluso. Parole vere e discrete.

Più pesante ancora della puntata della Storia siamo noi, c'è però la drammatica ultima telefonata del killer a Giorgio Ambrosoli, quando l'avvocato e Giacomo Vitale parlano proprio di Andreotti.

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