Kodeuropa
8 Maggio Mag 2013 1916 08 maggio 2013

Andreotti come Monti? Il Divo e un memorandum, nel 1976

In questi giorni tanti hanno (ri)scritto della politica estera andreottiana. Il refrain è puntualmente basato su due retoriche: l'Andreotti cinico ("Amava così tanto la Germania da preferirne due) e l'Andreotti doppiogiochista (filoamericano ma anche filopalestinese, secondo alcuni). Forse puntando sul fatto che la politica estera è spesso argomento che sui giornali italiani assume valore manicheo (o si sta con i buoni o con i cattivi), il racconto di vent'anni di politica estera italiana non ha avuto l'approfondimento che meritava, soprattutto in un momento in cui se ne parla poco, molto poco. E, quando se ne parla, è per criticarne gli eccessi, gli sprechi ed il poco coraggio, cose che pure esistono, ma che non inficiano nulla dei risultati ottenuti dalla "media potenza", o, peggio, dall'Italietta. Giusto per usare un termine (il primo) caro a chi ha scritto di questi temi. Uno su tutti, Carlo Maria Santoro.

Si parla poco di politica estera italiana (solo certe sfuriate pro/anti-europee trovano spazio sui quotidiani), ma alcuni episodi sono significativi, e sarebbe interessante rileggerne i particolari. Nel caso della politica estera andreottiana, ci sarebbero da scrivere trattati. Ma un episodio molto interessante, che si innesta pure nella vita politica italiana, è da ricordare.

Siamo nel 1976: il PCI cerca in quegli anni di uscire dall'isolamento internazionale, ci sono l'eurocomunismo, Marchais e Carrillo. C'è la conventio ad excludendum, la paura all'estero che il PCI stia mentendo sulle sue credenziali atlantiche. Ci sono le conferenze di Rambouillet (nel 1975) e di Puerto Rico (nel giugno del 1976, agli sgoccioli del Moro V), l'Italia è appena stata ammessa nel "grande gioco" del G8, si raffreddano i motori della crescita economica e si prepara l'austerità.

E soprattutto c'è un memorandum, firmato da alcuni alti diplomatici e funzionari governativi di USA, Francia, Gran Bretagna e Repubblica Federale Tedesca, in cui si cerca di porre rimedio alla situazione creatasi in Italia con le elezioni del 20 giugno 1976, ovvero una DC al 38% ed un PCI al 34%. Il "sorpasso mancato", come fu scritto. Il memorandum, redatto in gran segreto a luglio, favorì, stando alla puntuale ricostruzione effettuata da Antonio Varsori in La cenerentola d'Europa? L'Italia e l'integrazione europea dal 1947 ad oggi, il monocolore DC che sarebbe nato il 29 luglio sotto la guida di Andreotti.

Nel breve testo, le cui avvisaglie si possono trovare in alcuni cablo desecretati del Dipartimento di Stato come questo reso reperibile dalla Gerald Ford Foundation, si ponevano gli obiettivi che il futuro governo italiano (l'Andreotti ter, appunto) avrebbe dovuto perseguire, tra cui ad esempio "la formazione di una compagine ministeriale priva di forze comuniste e fasciste, la riforma della pubblica amministrazione, una politica dei redditi, il contenimento di inflazione e deficit". Ricorda qualcosa? Senza fare paragoni assurdi e anacronistici, è interessante notare come si possa far passare per una sorta di precursore della più famosa (oggi) lettera di Draghi e Trichet del 2011, in cui sostanzialmente si ponevano le basi programmatiche per la nascita del Governo Monti, come forse quella nota del luglio 1976 pose le basi per la nascita del governo della non-sfiducia.

Un'ingerenza europea ante litteram quindi? No, ovviamente. Non si può calcolare l'impatto che questo documento ebbe sulla vita politica italiana: resta il fatto che non si può soprassedere su un dettaglio così importante, che denota una certa diffidenza per l'Italia del tempo e, forse, poca conoscenza delle meccaniche domestiche nel Belpaese. In effetti, mica avrebbero poi chiesto a Giuliano Ferrara di fare la spia nel 1985 se davvero fossero stati così immischiati nella politica italiana. Il tono magniloquente e disprezzante dato alla nota dal Sottosegretario del Foreign Office inglese che si occupò della vicenda ("Quadripartite action on Italy"), come racconta sempre Varsori, non lascia nemmeno sorpresi. Se quelle erano le premesse..

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