Alessia Di Consiglio-Levi
Chutznikit
8 Maggio Mag 2013 0832 08 maggio 2013

Israele-Palestina, un referendum per dire si?

Sarebbe giusto che al termine di negoziati positivi tra Israeliani e Palestinesi, venga data l’ultima parola ai due popoli con un referendum? E’ questo un grande tema oggi al centro del dibattito politico in Israele.

Mentre Netanyahu e il partito nazionalista Habayit HaYehudì (“Il Focolare Ebraico”) sarebbero favorevoli a tale soluzione, sia la sinistra che il centro (seppur quest’ultimo alleato col governo), non vedono di buon occhio questa proposta.

Va chiarito innanzitutto che l’istituzione del referendum non esiste nel sistema politico israeliano. Come ha dichiarato il Ministro della Giustizia Tzipi Livni, “il vero referendum sono le elezioni”.

Ma il punto non è tanto formale quanto sostanziale. Sarebbe giusto approvare un qualsiasi accordo di pace senza interpellare i diretti interessati? E’ vero che Israele è una democrazia rappresentativa e che il governo è il risultato di elezioni democratiche, ma nell’attuale maggioranza, soprattutto per quanto riguarda la questione palestinese, convivono pensieri anche opposti che riflettono gli umori del Paese. Si tratta di una questione delicatissima, che coinvolge chi ha vissuto il conflitto in prima persona. E oltretutto anche se si andasse al referendum, non sarebbe giusto svolgerne parallelamente uno nella futura Palestina? Soprattutto visto che il governo di quest’ultima non è eletto altrettanto democraticamente...

Nel 2000 Arafat abbandonò la conferenza di Camp David, dove l’allora primo ministro Barak gli aveva offerto il 91% della Cisgiordania, accordo per la compensazione dei profughi e Gerusalemme Est come capitale dello stato palestinese.La motivazione ufficiale per il rifiuto fu che il popolo palestinese non avrebbe accettato un accordo del genere. Probabilmente sarebbe stato così, secondo i sondaggi fatti immediatamente dopo. Nonostante Arafat avesse agito come il popolo voleva, al ritorno da Camp David scoppiò la Seconda Intifada e il resto è storia. Quale sarebbe stata allora la reazione ad un accordo non voluto?

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