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8 Maggio Mag 2013 1253 08 maggio 2013

Preiti, non è colpa delle scommesse ma dei giornalisti

È tutta colpa dei giornalisti. Per Lorenzo Pellicioli, amministratore delegato di De Agostini, consigliere d’amministrazione e azionista di Generali, presidente di Lottomatica, il caso di Luigi Preiti, l’attentatore di Palazzo Chigi, è stato «un esempio di disinformazione» nel settore dei giochi. Lo ha detto, ripreso dall’agenzia Radiocor, rispondendo ad un azionista nel corso dell’assemblea di Lottomatica, aggiungendo: «Luigi Preiti, come dichiarato dalla moglie, scommetteva sul biliardo e non giocava alle videolotterie come hanno scritto tanti giornali». Poi l’affondo: «Lottomatica svolge una funzione sociale», in quanto si pone come il «miglior interlocutore possibile a livello mondiale» rispetto ad uno Stato che decide di alimentare il settore dei giochi a fini di gettito. 

Ora, è un fatto che la vicenda abbia contorni poco chiari. È un altro fatto che nessuno saprà mai la verità, nonostante se ne sentano di tutti i colori, sul dramma personale di Preiti (chi scrive è perfettamente d’accordo con Cruciani, che dai microfoni della Zanzara continua a sostenere che Preiti avrebbe fatto meglio a suicidarsi invece di ferire due carabinieri). E un altro fatto è che Preiti non scommetteva sulle videolottery. Un altro ancora è la strumentalizzazione tanto dei giornalisti quanto delle alte cariche dello Stato (ricordate il tweet di Laura Boldrini?). La cosa peggiore, tuttavia, sono le parole sulla «funzione sociale» di Lottomatica. Non c’è dubbio che il sistema del lotto sia il principale contribuente italiano.

Tuttavia, vien da chiedersi – se è vero, come dice Pellicioli, che «Il sistema italiano è considerato esemplare nel mondo, merito innanzitutto del regolatore» – come siano messi gli altri Paesi. Come si evince dalla relazione della Commissione Grandi del 2008, dietro alle videolottery c’è l‘ombra del riciclaggio. E negli ultimi anni, a giudicare dalle inchieste della magistratura, il sistema non è migliorato granché. Fortunatamente (si fa per dire), stando ai dati del ministero dell’Economia, causa crisi gli italiani giocano meno

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