La schiena di Gino
8 Maggio Mag 2013 0706 08 maggio 2013

Siria, Stati Uniti e Russia sulla via di Damasco?

Nella sera del 27 gennaio 1965, Henry de Montherlant manda in scena il dramma La Guerre civile. Dalla fossa vuota dell’orchestra al Théatre de l’Oeuvre di Parigi, un voce femminile afferma veemente: «Io sono la Guerra civile». «Io non sono la guerra» – continua quella cinica voce – «delle boscaglie e dei campi; io sono la guerra della piazza selvaggia, la guerra delle prigioni e delle strade, quella del vicino contro il vicino, del rivale contro il rivale, quella dell’amico contro l’amico». Nell’apostrofe iniziale dell’opera, il drammaturgo francese definisce la guerra civile come «la buona guerra», ossia «quella in cui si sa perché si uccide e chi si uccide»: dove «il lupo divora l’agnello, ma non lo odia; mentre il lupo odia il lupo». In altri termini, la guerra civile è «il fuoco che avanza e che brucia, e che bruciando rischiara».

Dopo due anni di conflitto e più di 70 mila morti, è forse possibile pensare che la guerra civile sia in grado di rischiarare il presente e il futuro della Siria?

Ieri, a Mosca, il Segretario di Stato americano, John Kerry, e il Ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, hanno inferto un'accelerazione al tentativo di mettere intorno a un tavolo sia Assad, sia l'opposizione. Entrambi i Paesi si sono fatti promotori di una conferenza internazionale per cercare una soluzione al conflitto siriano, prima che si inneschi una definitiva escalation regionale.

Dopo il ripetuto fallimento dei tentativi di mediazione delle Nazioni Unite (dapprima con Kofi Annan e, poi, con Lakhdar Brahimi), non conviene però farsi troppe illusioni. Potrebbe infatti essere l'ennesimo buco nell'acqua. Ma, certamente, la decisione congiunta di Stati Uniti e Russia di tentare di trovare (finalmente) una soluzione al dramma del popolo siriano è una strada da percorrere.

Di fronte al fuoco della guerra civile «che avanza e che brucia», a rischiarare il cielo della Siria potrebbe essere la volontà di Stati Uniti e della Russia - pur nel pragmatico calcolo politico di entrambi i Paesi - di mettersi in viaggio sulla via di Damasco.

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