Belfagor
9 Maggio Mag 2013 1153 09 maggio 2013

Chi governa in realtà

Non ci siamo del tutto rassegnati alla novità, e la novità sta già sfiorendo: negli ultimi sei mesi la politica italiana è stata in larga parte dominata da due uomini di spettacolo, Berlusconi e Grillo. Nessuno dei due nella sua reincarnazione ultima si è ridotto al ruolo semplice della bestia da palcoscenico. L’intreccio con un disegno politico c’è sempre stato in entrambi i casi. Uno solo dei due però aveva un passato politico alle spalle, e un passato importante: Silvio Berlusconi. Passato importante e fallimentare nella sua fase finale soprattutto. Lasciamo stare i risultati conseguiti nell’azione di governo. E’ più interessante chiedersi da quanto tempo Berlusconi non governa. Si può dire che già nel luglio 2010 il personaggio ha cessato di esercitare in modo pieno le sue prerogative di responsabile politico al vertice dell’amministrazione statale. Non ha più assunto decisioni di rilievo in quella veste, ha solo tentato di restare a galla, cosa che gli è riuscita fino al novembre dell’anno dopo 2011. A quel punto è arrivato Monti.
Poniamoci adesso un’altra domanda: sarebbe, ora o nei prossimi mesi, il medesimo Berlusconi in grado di tornare come prima al potere? Non parliamo del suo partito, parliamo di lui. Ebbene la risposta è: no. Come potrebbe farlo? Con quali alleati? Per promuovere quale politica? Con quale credibilità sul piano europeo e internazionale?
Allora si capisce meglio quello che sta succedendo. Al vertice del potere governativo adesso c’è il presidente della Repubblica. E’ lui il cavaliere alla testa dell’esercito. Berlusconi è stato disarcionato e non da oggi. E’ rimasto un combattente molto bravo soprattutto nella cattura dei voti. Sta ricavando il massimo vantaggio possibile, nelle condizioni date, dal risultato conseguito nelle urne e per questo si è da ultimo posto nella posizione del palafreniere rispetto a Napolitano.

Naturalmente la sua anima di incursore libero non è morta, da qui le uscite sull’Imu, o la candidatura poi ritirata alla presidenza della Convenzione per le riforme.
La battaglia poi non è finita. Il Pd continua a occupare una posizione di primo piano con un personaggio che non ha precisamente le spalle coperte dal sostegno entusiasta dei suoi.

Perciò gli sviluppi futuri non sono per nulla scontati. Però Berlusconi non ha il gioco in mano. Resta un eccellente giocatore. Ha meno carte del Pd. Non ha dalla sua il vento della novità come Grillo. Eppure si muove come se fosse padrone della scena. Senza contare la paura che suscita in quanti non vorrebbero più vederlo tornare in sella.

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