Il prossimo ex-precario
9 Maggio Mag 2013 0032 08 maggio 2013

Lettera ad un morto con la gobba

Che brutto andarsene così, attaccato da morto da una larga fetta della stampa nazionale che da anni si era dimenticata di te e ora, per vendere qualche copia in più o guadagnarsi qualche decina di “mi piace”, ritorna prepotentemente e pruriginosamente sui dossier nascosti di una vita molto pubblica, poco privata e senza dubbio segreta. L’onore di avere un minuto di silenzio dedicato a sé è un vanto che pochi possono permettersi e, anche a tre metri sotto terra, vale come ennesima patacca celebrativa di un curriculum mai sazio di cariche e riconoscimenti; certo, rovina un po’ l’atmosfera sentire quei sessanta secondi coperti dai fischi negli stadi di tutta Italia, fischi che provengono anche e soprattutto dai tifosi della tua squadra del cuore, gli stessi con cui per 94 anni, hai condiviso gioie e dolori ogni maledetta domenica e sono convinto che ti sia dispiaciuta più quest’ultima presa di coscienza che assistere ad un qualsiasi politico lombardo che esce dall’aula dove si sta commemorando la tua prematura (!!) dipartita.

Nella tua vita, caro Giulio, non ti sei mai curato di queste inezie, piccoli spifferi nella camera stagna della tua granitica sicurezza personale, deboli refoli dei maligni che solo per i deboli di spirito possono trasformarsi in uragani. La P2? Mai sentita; Pecorelli, Ambrosoli, Falcone? Gente che se l’è cercata, uomini che volevano il brivido, camminare su una corda tesa nel vuoto senza rete, mica come te, calmo, placido, imperturbabile nelle stanze dei bottoni o nel confessionale con un parroco fidato.
Le opinioni di Moro non corrispondevano di certo a verità, come quelle di Leonardo Messina, Giovanni Brusca o dei giudici che non solo affermavano “un’autentica, stabile ed amichevole disponibilità dell’imputato verso i mafiosi fino alla primavera del 1980″, ma addirittura confermavano “una concreta collaborazione con Cosa Nostra”. Piccoli spifferi, dicevamo, spazzati via da una corrente calda e rassicurante dal nome “prescrizione”.

Ti hanno affibbiato molti nomignoli nel corso degli anni, il Divo, lo Zio, Belzebù, la Volpe, Molok, l’Indecifrabile, il Papa nero e sono sicuro che sarai stato orgoglioso di ognuno di essi, te li appuntavi al petto come attestati di stima, ma soprattutto di paura da parte dei nemici.
Ma di paura ne hanno avuta molta (e forse ne hanno ancora) tutte quelle persone, politici, uomini d’affari, membri del clero, che hanno vissuto per sessant’anni aspettando da un momento all’altro che da quei diari, scritti di notte e custoditi gelosamente (“spero che alla mia morte i miei cari li brucino”), saltasse fuori qualcosa di letale per le loro carriere, per le loro vite.
Questo forse è il motivo per cui, al di là del compagnone (non di certo nel senso comunista del termine) Cirino Pomicino e di qualche nostalgico della Prima Repubblica, la classe politica di oggi sente di essersi liberata di una spada di Damocle che credeva ormai quasi eterna. Il testimone passa ora a Silvio che, sono sicuro, pagherebbe oro per raggiungere quella fama indiscussa di politico sagace e autorevole che i libri di storia già ti riconoscono. Parafrasando la tua citazione più famosa, Berlusconi potrebbe forse essere ricordato come l’uomo che disse: “la figa logora chi non ce l’ha”.

La gente però, la gente quella vera, quella normale, quella che è andata ad aiutare a spostare le macerie dallo svincolo della A29 e che si indignerebbe ancora se venisse a sapere cosa realmente capitò ad un corpo trovato nel baule di una Renault 4 rossa, quella gente non perdona e, per quanto disinformata, trattiene di te, caro Divo, una percezione molto diversa.
Noi cittadini qualunque, alle prese con Imu e rincari al supermercato, legheremo sempre la tua immagine di statista a qualcosa di sporco, di velenoso, di marcio, a un passato da dimenticare che non ci lascia liberi di sognare neppure ora. Pensandoci bene, probabilmente a te non farà né caldo né freddo sapere queste cose, farai spallucce, ti aggiusterai gli occhiali e ti incamminerai verso la grande terra di nuove losche opportunità che ti aspetta, pensando a quanto siamo coglioni. Invece noi, nonostante tutto, cercheremo di restare in silenzio in quell’immeritato minuto, non verremo ad oltraggiare la tua tomba e la tua memoria, probabilmente non ci incazzeremo nemmeno troppo quando si scopriranno (e prima o poi succederà) dei retroscena su qualche malefatta in cui eri coinvolto.
Sai perchè caro il mio Giulietto? Perchè abbiamo una morale, noi, la stessa morale che ci costringe ad aiutare un collega che ci sta sulle balle se ce lo chiede per favore, la stessa morale che non ci fa infierire su qualcuno anche avendone la possibilità, la stessa morale, infine, che ci ha fatto girare la testa quando hanno impiccato Mussolini. Perchè è stato un dittatore, un feroce bastardo che ha condotto migliaia di innocenti a morire nelle trincee di Russia ed Eritrea, ma, diavolo, è pur sempre un essere umano e in fin dei conti quello spettacolo non è edificante, non ci fa bene al cuore.

Forse dovremmo essere più cinici, più rabbiosi, più meschini e fregarcene delle conseguenze. Perdere la nostra umanità per assecondare un animale istinto di vendetta nei confronti di un uomo che ha avuto per decenni le sorti dell’Italia in mano e ha deciso di stringere le dita a pugno solo per aumentare il proprio potere.

Forse dovremmo imparare da te.

Forse tutti noi dovremmo essere più simili ad Andreotti.

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