Belfagor
10 Maggio Mag 2013 1702 10 maggio 2013

Donald Sassoon, Necrologio di Giulio Andreotti

Giulio Andreotti, che è morto a 94 anni, era il massimo addetto ai lavori della vita politica italiana. Per mezzo secolo è stato al centro del potere. La sua permanenza nelle più alte sfere del governo è stata senza pari in Europa. A partire dai primi anni 1960 ai primi anni '90, è stato - quasi ininterrottamente - presidente del consiglio o titolare di un ministero importante. Andreotti non fu presente solo in sei dei 45 governi in carica dal maggio 1947 all’aprile del 1992, ha guidato sette di loro e, in tempi diversi, è stato ministro della difesa, degli affari esteri (cinque volte), finanze, tesoro e interni. Ha ricoperto la carica di primo ministro per più tempo di qualsiasi altro politico italiano del dopoguerra, tranne Silvio Berlusconi, eppure non ha mai guidato il partito democratico cristiano.
La sua tenacia nel rimanere al centro degli affari è diventata una fonte di fascino in sé. Proprio come Giulio Cesare era diventato Divo Giulio, il dio Giulio, così i creatori del film del 2008 Il Divo, un film biografico su Andreotti, attribuirono all’ infinitamente pragmatico moderno Giulio vistosi poteri mesmerici tanto più sorprendenti dato il suo apparente grigiore.
Quella di Andreotti è stata la figura più controversa nella vita politica della cosiddetta Prima Repubblica in Italia (dal 1946 al tumulto politico e costituzionale del 1992-94). Come vecchio democristiano, ha avuto un ruolo di primo piano in tutte le svolte politiche significative senza mai prendere una grande iniziativa politica. Pochi tra i misteri d’Italia lo hanno lasciato senza macchia, da quello che circonda la costruzione dell'aeroporto di Roma Fiumicino, aperto nel 1961, ai torbidi scandali bancari di Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il ponte dei Domenicani [Blackfriars], a Londra, nel giugno 1982, e di Michele Sindona, trovato avvelenato nella sua cella nel 1986, mentre scontava una condanna all'ergastolo per omicidio.
Per 27 volte la magistratura ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a indagare su Andreotti, e per 27 volte il Parlamento ha respinto la richiesta. Eppure non è mai stato direttamente implicato, figuriamoci incriminato, nel più significativo di tutti, la madre di tutti gli scandali, il grande affare di Tangentopoli ("Tangentopoli") affare del 1990 che portò al crollo della Democrazia cristiana insieme con gli altri quattro partiti che componevano quasi tutti i governi della Prima Repubblica. La personalità di Andreotti e, soprattutto, le sue convinzioni politiche più intime, sono rimaste avvolte nel mistero - un risultato straordinario per una persona così frequentemente posta sotto gli occhi del pubblico, così spesso oggetto di indagine da parte della stampa e dei magistrati, così spesso intervistata, e così prolifica nella sua opera di scrittore.
Questo uomo arcipotente viveva modestamente con la moglie, Livia, che aveva sposato nel 1945, e con la quale aveva avuto due figli e due figlie. Andreotti, che aveva interceduto per conto di infiniti supplicanti come un vero padrino, non ha usato il suo potere per perseguire la ricchezza personale o per migliorare le prospettive dei suoi parenti più stretti.
Aveva una leggera malformazione della spina dorsale che gli aveva dato una andatura curva, utilizzata dai caricaturisti per rappresentarlo come un nano gobbo e malevolo ( in realtà era piuttosto alto) con orecchie sproporzionatamente grandi, sempre vestito di nero, acquattato negli angoli bui della repubblica, con in mano i fili dei burattini destinati a recitare nel teatro politico prodotto anno dopo anno.

Traduzione del testo pubblicato dal Guardian nel numero del 6 maggio 2013, parte introduttiva.

Per il testo completo in inglese http://machiave.blogspot.it/2013/05/donald-sassoon-necrologio-di-giulio.html

Donald Sassoon è nato al Cairo e ha studiato a Parigi, Milano, Londra e negli Stati Uniti. Allievo dello storico Eric Hobsbawm, è ordinario di Storia europea comparata presso il Queen Mary College di Londra. È autore di diversi volumi sulla storia d'Italia, fra cui Togliatti e la via italiana al socialismo (Einaudi 1980) e Cento anni di socialismo (Editori Riuniti 1997). Con Rizzoli ha pubblicato Il mistero della Gioconda (2006) e La cultura degli europei (2008).

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